{"id":654,"date":"2014-10-13T10:05:16","date_gmt":"2014-10-13T09:05:16","guid":{"rendered":"http:\/\/iow.no-ip.com\/?p=654"},"modified":"2014-10-13T10:05:16","modified_gmt":"2014-10-13T09:05:16","slug":"il-mio-limite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/?p=654","title":{"rendered":"Il mio limite"},"content":{"rendered":"<p>Questo lo facevo una vita fa. Prendere, senza un programma preciso in testa, e partire. Fuga veloce, qualche ora distante dal mondo e dalla realt\u00e0 di tutti i giorni. Quella che ti asfissia, che ha sempre un retrogusto di conosciuto, di noia, di gi\u00e0 visto. Nella quale non c\u2019\u00e8 spazio per il pensiero, per fare due conti nel proprio e ripartire. C\u2019\u00e8 solo frenesia, corsa, fatica, dovere. Questo lo facevo per riscoprire la calma, lo stare fermi in bal\u00eca del vento e del silenzio, per riscoprire il volere, il piacere.<\/p>\n<p>Una vita fa. Credo fossero anni, almeno un decennio, che non mi partiva questo embolo mentale. Da ragazzino partivo in scooter, mi lasciavo tutto alle spalle, e ritrovavo lo spazio per me. Ricordo che avevo i miei posti preferiti, un angolo di Bassano, la collina sulla strada per Asiago con vista sulla pianura. Cima Grappa, Campitello, una sperduta calle di una deserta Venezia. Trovavo il tempo da dedicare al mio animo, per calmare le mie ansie, per riprendere fiato. Aria, quella era la cosa che bramavo di pi\u00f9, nel mio piccolo borgo ove ero spesso asfissiato da una diffusa mediocrit\u00e0.<\/p>\n<p>Poi, passare del tempo da soli divent\u00f2 troppo. Non riuscivo pi\u00f9 a permettermelo. Troppo spavento, troppo spazio, troppa aria. Uno spirito libero, imprigionato nelle angosce della fine. E, per lungo tempo, nessuno con cui poter davvero condividere questo. Poich\u00e9 era quasi incomprensibile anche per me.<\/p>\n<p>Essere visto. Si, chi se ne accorgeva di quel che stavo vivendo? E quei pochi che dicevano che avevano la sensazione che qualcosa non stesse andando nel verso giusto, dove scappavano quando avevo bisogno? Perch\u00e9 osservavano, e non facevano nulla? Quando sarebbe bastata una parola, un gesto semplice, a dirmi semplicemente \u201cci sono, sono qui\u201d.<\/p>\n<p>Poi qualcuno oggi mi chiede come mai ho mollato tutto per buttarmi in una professione che di certezze economiche \u2013 le uniche che quei qualcuno riescono a considerare \u2013 non ne d\u00e0 nemmeno una. E penso a quella frase di ieri sera, che anche io pronunciai molte volte, e che solo ora che la sento dire da un altro riesco a comprendere a fondo. Riesco a comprendermi a fondo. \u201cSe mi toccano qualcuno che mi \u00e8 caro divento ancora pi\u00f9 una bestia che se toccassero me\u201d. Come dire: sono fragile anche io, ma non posso darlo a vedere, tanto non mi vedrebbero, quindi proteggo qualcuno che non sa difendersi da solo come a proteggere indirettamente una parte di me. Se mi fossi tolto il mascherone da Iron Man, qualcuno avrebbe visto l\u2019uomo che c\u2019\u00e8 sotto? O tolto il costume, avrebbero perso ogni residuo interesse?<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/10\/20141012_142258.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>E, senza faticare troppo nel capirlo, mi resi conto che il mio problema ero riuscito ad amplificarlo. Non mi vedevano, non mi riconoscevano. E quindi, costumino e via, fletto i muscoli e sono nel vuoto, che questo \u00e8 l\u2019unico Ema che vogliono vedere. Che sono in grado di riconoscere.<\/p>\n<p>Mai visto, mai conosciuto. Quando ero al liceo e affrontavo per la prima volta il mondo vero, l\u2019unica risposta dei pari era \u201cpensa ala pansa e ala mona\u201d. Quando dissi a mio padre che avevo deciso di mollare tutto per intraprendere la vita da psicologo, mi diede del cretino, tutto concentrato nei soldi, nella testa, nel concreto. Ma verso i miei veri bisogni primari di figlio, neanche un accenno di riconoscimento. Qualche breve tentativo fallito, ma nulla di pi\u00f9. Ma perch\u00e9 dovevo essere per forza io quello che provava a tirarti fuori qualcosa a forza, un abbraccio o anche solo un sorriso.<\/p>\n<p>E gli amici, o presunti tali, o meglio conoscenti. Pochissimi, quelli che vedevano al di l\u00e0 della scorza. Credo di poterne contare uno, o forse due. Il resto\u2026 opportunismo. E ammirazione per gli sgargianti colori del costume, che nel frattempo si faceva sempre pi\u00f9 scuro. Feste, figa, schei, lavoro, pansa piena e balon. Come se il calcio fosse tutto, come se dall\u2019ennesima partita di campionato dipendesse il futuro dell\u2019universo. E si sparisce poco alla volta, risucchiati nel vortice di un mondo che di tuo non ha pi\u00f9 niente.<\/p>\n<p>Una luce non brilla di per s\u00e9. Brilla se c\u2019\u00e8 qualcuno che la osserva.<br \/>\nE una persona non esiste se non c\u2019\u00e8 qualcuno che la riconosce come tale.<\/p>\n<p>Quel poco che sei davvero a quel punto lo difendi con i denti e con le unghie. Perch\u00e9 in fondo ho sempre saputo chi sono, cosa sono, cosa sono in grado di fare, chi voglio essere, dove sto andando. Sono scelte che ho fatto e le difendo, sono quelle davvero le cose che non puoi toccarmi. Anche se a volte, rivedendole in altri, diventavano essi la bandiera da difendere.<\/p>\n<p>Non puoi inventarti la storia dell\u2019orso e pensare che non la ricordi. Ho una buona memoria, qualche volta per fortuna fa acqua, ma nel complesso son poche le cose che non ricordo. Quindi non attribuirmi parole che non ho detto, azioni che non ho compiuto, cazzate che non ho fatto. Non lo posso tollerare, esplodo! Come andare a gettar sale negli occhi: non ci vedi pi\u00f9. E urli, anche per farti sentire. <\/p>\n<p>E Maria che mi dice: \u201cMa anche tu allora ti fai sentire quando sei arrabbiato\u2026\u201d. Eh, gi\u00e0. <\/p>\n<p>Il mio limite. Non tollerare che mi vengano messe addosso cose non mie. Equivale a non riconoscermi, a non vedere. Chi guarda a fondo ci\u00f2 che considera un cestino delle immondizie, quando vi getta qualcosa? E forse invece era un vaso di fiori, forse con una forma un po\u2019 strana, forse finito a terra e gi\u00e0 usato come ricettacolo di porcherie. Ma bastava guardare, prima.<\/p>\n<p>Anche fidarsi \u00e8 diventato difficile. Quando impari dalla vita che anche chi ti \u00e8 pi\u00f9 vicino non ti riconosce. Alla fine smetti di cercare qualcuno da aver vicino. O, alla meglio, ti accontenti che ti faccia compagnia in modo superficiale, conscio che tanto non ti vedrebbe. E la maschera, quella maschera che hai messo per riuscire a respirare, non te la levi pi\u00f9. Neanche con lui. Troppa \u00e8 la paura di essere ferito di nuovo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/10\/20141012_150142.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Ora. Me la faccio comunque sotto. Ho ripreso a girovagare, in cerca d\u2019aria. Volevo scoprire che diavolo era il Lido, oggi sono qui. Il mare d\u2019ottobre, senza la ressa di gente che soffoca l\u2019acqua. Il sole, il vento, il rumore delle onde sugli scogli, le alghe sul bagnasciuga, e solo un pescatore che dorme sul pontile. E\u2019 qui che si fa ordine. <\/p>\n<p>Si rompe la solitudine, anche se sei da solo. C\u2019\u00e8 aria, si respira. Ora.<\/p>\n<p>Ora vengo smentito. E me la faccio comunque sotto. Perch\u00e9 ogni tanto, una persona su un milione, si accorge che ci sono. Mi riconosce per chi sono. E riesco a farmi vedere, senza maschera. Per poco, perch\u00e9 da troppo sono abituato a respirarci attraverso. Troppo shock restare senza per troppo tempo. Ma respirare l\u2019aria, di nuovo, \u00e8 qualcosa che fa venire le lacrime agli occhi. E\u2019 come tornare a casa, dopo aver passato vent\u2019anni in un paese lontano. Confinato, in un pianeta arido e desolato. Ogni mattina poi ci si sveglia e si crede, per qualche istante, di essere ancora l\u00ec, e quando si realizza che si \u00e8 tornati a casa, si fatica a crederci.<\/p>\n<p>Io, ancora ora, non posso crederci del tutto. Mi ci sto sforzando. C\u2019\u00e8 chi riesce a vederti, a riconoscermi. Chi gi\u00e0 sa chi c\u2019\u00e8 dietro la maschera. Degli altri posso fare a meno. Delle persone che per sola compagnia mi ronzavano attorno e mi usavano posso ora far a meno. Sentirsi soli \u00e8 solo un ricordo. Quando sei riconosciuto in mezzo ai tanti, inizi davvero a esistere. E quella sensazione, quell\u2019abbraccio, ora lo porto con me.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo lo facevo una vita fa. Prendere, senza un programma preciso in testa, e partire. Fuga veloce, qualche ora distante dal mondo e dalla realt\u00e0 di tutti i giorni. Quella che ti asfissia, che ha sempre un retrogusto di conosciuto, di noia, di gi\u00e0 visto. Nella quale non c\u2019\u00e8 spazio per il pensiero, per fare due conti nel proprio e ripartire. C\u2019\u00e8 solo frenesia, corsa, fatica, dovere. Questo lo facevo per riscoprire la calma, lo stare fermi in bal\u00eca del vento e del silenzio, per riscoprire il volere, il piacere.<\/p>\n<p>Una vita fa. Credo fossero anni, almeno un decennio, che non mi partiva questo embolo mentale. Da ragazzino partivo in scooter, mi lasciavo tutto alle spalle, e ritrovavo lo spazio per me. Ricordo che avevo i miei posti preferiti, un angolo di Bassano, la collina sulla strada per Asiago con vista sulla pianura. Cima Grappa, Campitello, una sperduta calle di una deserta Venezia. Trovavo il tempo da dedicare al mio animo, per calmare le mie ansie, per riprendere fiato. Aria, quella era la cosa che bramavo di pi\u00f9, nel mio piccolo borgo ove ero spesso asfissiato da una diffusa mediocrit\u00e0.<\/p>\n<p>Poi, passare del tempo da soli divent\u00f2 troppo. Non riuscivo pi\u00f9 a permettermelo. Troppo spavento, troppo spazio, troppa aria. Uno spirito libero, imprigionato nelle angosce della fine. E, per lungo tempo, nessuno con cui poter davvero condividere questo. Poich\u00e9 era quasi incomprensibile anche per me.<\/p>\n<p>Essere visto. Si, chi se ne accorgeva di quel che stavo vivendo? E quei pochi che dicevano che avevano la sensazione che qualcosa non stesse andando nel verso giusto, dove scappavano quando avevo bisogno? Perch\u00e9 osservavano, e non facevano nulla? Quando sarebbe bastata una parola, un gesto semplice, a dirmi semplicemente \u201cci sono, sono qui\u201d.<\/p>\n<p>Poi qualcuno oggi mi chiede come mai ho mollato tutto per buttarmi in una professione che di certezze economiche \u2013 le uniche che quei qualcuno riescono a considerare \u2013 non ne d\u00e0 nemmeno una. E penso a quella frase di ieri sera, che anche io pronunciai molte volte, e che solo ora che la sento dire da un altro riesco a comprendere a fondo. Riesco a comprendermi a fondo. \u201cSe mi toccano qualcuno che mi \u00e8 caro divento ancora pi\u00f9 una bestia che se toccassero me\u201d. Come dire: sono fragile anche io, ma non posso darlo a vedere, tanto non mi vedrebbero, quindi proteggo qualcuno che non sa difendersi da solo come a proteggere indirettamente una parte di me. Se mi fossi tolto il mascherone da Iron Man, qualcuno avrebbe visto l\u2019uomo che c\u2019\u00e8 sotto? O tolto il costume, avrebbero perso ogni residuo interesse?<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/10\/20141012_142258.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>E, senza faticare troppo nel capirlo, mi resi conto che il mio problema ero riuscito ad amplificarlo. Non mi vedevano, non mi riconoscevano. E quindi, costumino e via, fletto i muscoli e sono nel vuoto, che questo \u00e8 l\u2019unico Ema che vogliono vedere. Che sono in grado di riconoscere.<\/p>\n<p>Mai visto, mai conosciuto. Quando ero al liceo e affrontavo per la prima volta il mondo vero, l\u2019unica risposta dei pari era \u201cpensa ala pansa e ala mona\u201d. Quando dissi a mio padre che avevo deciso di mollare tutto per intraprendere la vita da psicologo, mi diede del cretino, tutto concentrato nei soldi, nella testa, nel concreto. Ma verso i miei veri bisogni primari di figlio, neanche un accenno di riconoscimento. Qualche breve tentativo fallito, ma nulla di pi\u00f9. Ma perch\u00e9 dovevo essere per forza io quello che provava a tirarti fuori qualcosa a forza, un abbraccio o anche solo un sorriso.<\/p>\n<p>E gli amici, o presunti tali, o meglio conoscenti. Pochissimi, quelli che vedevano al di l\u00e0 della scorza. Credo di poterne contare uno, o forse due. Il resto\u2026 opportunismo. E ammirazione per gli sgargianti colori del costume, che nel frattempo si faceva sempre pi\u00f9 scuro. Feste, figa, schei, lavoro, pansa piena e balon. Come se il calcio fosse tutto, come se dall\u2019ennesima partita di campionato dipendesse il futuro dell\u2019universo. E si sparisce poco alla volta, risucchiati nel vortice di un mondo che di tuo non ha pi\u00f9 niente.<\/p>\n<p>Una luce non brilla di per s\u00e9. Brilla se c\u2019\u00e8 qualcuno che la osserva.<br \/>\nE una persona non esiste se non c\u2019\u00e8 qualcuno che la riconosce come tale.<\/p>\n<p>Quel poco che sei davvero a quel punto lo difendi con i denti e con le unghie. Perch\u00e9 in fondo ho sempre saputo chi sono, cosa sono, cosa sono in grado di fare, chi voglio essere, dove sto andando. Sono scelte che ho fatto e le difendo, sono quelle davvero le cose che non puoi toccarmi. Anche se a volte, rivedendole in altri, diventavano essi la bandiera da difendere.<\/p>\n<p>Non puoi inventarti la storia dell\u2019orso e pensare che non la ricordi. Ho una buona memoria, qualche volta per fortuna fa acqua, ma nel complesso son poche le cose che non ricordo. Quindi non attribuirmi parole che non ho detto, azioni che non ho compiuto, cazzate che non ho fatto. Non lo posso tollerare, esplodo! Come andare a gettar sale negli occhi: non ci vedi pi\u00f9. E urli, anche per farti sentire. <\/p>\n<p>E Maria che mi dice: \u201cMa anche tu allora ti fai sentire quando sei arrabbiato\u2026\u201d. Eh, gi\u00e0. <\/p>\n<p>Il mio limite. Non tollerare che mi vengano messe addosso cose non mie. Equivale a non riconoscermi, a non vedere. Chi guarda a fondo ci\u00f2 che considera un cestino delle immondizie, quando vi getta qualcosa? E forse invece era un vaso di fiori, forse con una forma un po\u2019 strana, forse finito a terra e gi\u00e0 usato come ricettacolo di porcherie. Ma bastava guardare, prima.<\/p>\n<p>Anche fidarsi \u00e8 diventato difficile. Quando impari dalla vita che anche chi ti \u00e8 pi\u00f9 vicino non ti riconosce. Alla fine smetti di cercare qualcuno da aver vicino. O, alla meglio, ti accontenti che ti faccia compagnia in modo superficiale, conscio che tanto non ti vedrebbe. E la maschera, quella maschera che hai messo per riuscire a respirare, non te la levi pi\u00f9. Neanche con lui. Troppa \u00e8 la paura di essere ferito di nuovo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/10\/20141012_150142.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Ora. Me la faccio comunque sotto. Ho ripreso a girovagare, in cerca d\u2019aria. Volevo scoprire che diavolo era il Lido, oggi sono qui. Il mare d\u2019ottobre, senza la ressa di gente che soffoca l\u2019acqua. Il sole, il vento, il rumore delle onde sugli scogli, le alghe sul bagnasciuga, e solo un pescatore che dorme sul pontile. E\u2019 qui che si fa ordine. <\/p>\n<p>Si rompe la solitudine, anche se sei da solo. C\u2019\u00e8 aria, si respira. Ora.<\/p>\n<p>Ora vengo smentito. E me la faccio comunque sotto. Perch\u00e9 ogni tanto, una persona su un milione, si accorge che ci sono. Mi riconosce per chi sono. E riesco a farmi vedere, senza maschera. Per poco, perch\u00e9 da troppo sono abituato a respirarci attraverso. Troppo shock restare senza per troppo tempo. Ma respirare l\u2019aria, di nuovo, \u00e8 qualcosa che fa venire le lacrime agli occhi. E\u2019 come tornare a casa, dopo aver passato vent\u2019anni in un paese lontano. Confinato, in un pianeta arido e desolato. Ogni mattina poi ci si sveglia e si crede, per qualche istante, di essere ancora l\u00ec, e quando si realizza che si \u00e8 tornati a casa, si fatica a crederci.<\/p>\n<p>Io, ancora ora, non posso crederci del tutto. Mi ci sto sforzando. C\u2019\u00e8 chi riesce a vederti, a riconoscermi. Chi gi\u00e0 sa chi c\u2019\u00e8 dietro la maschera. Degli altri posso fare a meno. Delle persone che per sola compagnia mi ronzavano attorno e mi usavano posso ora far a meno. Sentirsi soli \u00e8 solo un ricordo. Quando sei riconosciuto in mezzo ai tanti, inizi davvero a esistere. 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