{"id":648,"date":"2014-05-31T18:22:14","date_gmt":"2014-05-31T17:22:14","guid":{"rendered":"http:\/\/iow.no-ip.com\/?p=648"},"modified":"2014-05-31T18:22:14","modified_gmt":"2014-05-31T17:22:14","slug":"perdersi-ritrovarsi-gradi-di-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/?p=648","title":{"rendered":"Perdersi, ritrovarsi. Gradi di libert\u00e0."},"content":{"rendered":"<p>La libert\u00e0 di una persona prescinde da quella delle persone che ama. Ma le due cose devono andare di pari passo. Pi\u00f9 o meno, \u00e8 questo il succo di questi giorni. Ma andiamo con ordine.<\/p>\n<p>Il cambiamento \u00e8 inevitabile. Puoi provare a fermarlo, quantomeno a rallentarlo, ma alla fine arriva. E puoi adattarti, o soccombere, dicono. Ma c&#8217;\u00e8 una via di mezzo: accettarlo, e metterci del proprio.<br \/>\nPrima legge del cambiamento: le persone non cambiano perch\u00e9 il mondo esterno le spinge a cambiare. Non cambiano in conseguenza dei propri errori. Non cambiano nemmeno se continuano a sbattere il naso contro il muro.<\/p>\n<p>Le persone cambiano quando vogliono cambiare.<\/p>\n<p>Tutte le altre variabili possono influire, certo. Possono dare quel valore aggiunto, dare una direzione, fornire indicazioni. Ma fin tanto che non \u00e8 la volont\u00e0 a decidere che \u00e8 giunto il momento di seguire quella direzione, quelle indicazioni, non c&#8217;\u00e8 evento che tenga. Si resta immobilizzati, continuando nei propri errori, nella solita strada, senza cambiare di una virgola.<br \/>\nPoi, qualcosa cambia. Non fuori, ma dentro di te. E di dice: \u00e8 ora di fare una virata.<br \/>\nE quando arriva quel momento, non serve altro.<\/p>\n<p>Sembra banale. Ma ci ho messo secoli a capirlo. Che non basta dire, fare, o semplicemente mostrare una possibilit\u00e0 alternativa. Che se il cambiamento non arriva, non \u00e8 colpa mia. <\/p>\n<p>Non \u00e8 colpa di nessuno. E&#8217; solo che il cambiare fa parte delle libert\u00e0 individuali. E che se uno non lo desidera, \u00e8 libero di restare dove si trova. E che io mi devo sentir libero di accettarlo, e di poterci anche star male.<\/p>\n<p>Per me, riuscire ad accettare ci\u00f2 \u00e8 un cambiamento non da poco. L&#8217;ho percepito distintamente, qualche settimana fa. Potersi godere appieno il primo weekend di scuola, dopo settimane e settimane di stallo, di crisi. E da quel momento, davvero \u00e8 iniziato tutto.<\/p>\n<p>Un nuovo cambiamento. Gi\u00e0. Perch\u00e9 non posso obbligarlo, ma ho sentito come doveroso creare la possibilit\u00e0 che si verifichi. Quantomeno, con le persone cui tengo. Con la realt\u00e0 che ho contribuito a creare.<br \/>\nE quindi. Arrivare al punto di dirlo: me ne vado. Stop, fine. Ma non per esasperazione, non per rabbia, non per rivendicazione. Ma per offrire poi una alternativa. Si chiude una fase, che non ha portato se non difficolt\u00e0 e problemi. Se ne pu\u00f2 aprire un&#8217;altra, differente. Che forse porter\u00e0 da qualche altra parte, ma di sicuro non al medesimo stallo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/05\/potsdamerplatz.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una differenza anche nel chiudere con qualcuno. Puoi farlo in modo distruttivo, facendolo sentire uno schifo, facendo macerie di tutto quello che \u00e8 stato costruito, bloccando l&#8217;altro in un loop senza fine. Ma lo si pu\u00f2 fare anche in modo costruttivo. Mostrando che non c&#8217;entrano sentimenti negativi, ma che la libert\u00e0 personale va di pari passo con quella altrui.<br \/>\nE quello di cui si parlava cos\u00ec spesso in comunit\u00e0, con Daniel, e con gli altri in equipe, ora lo sperimento su me stesso. E sulle persone che mi circondano.<\/p>\n<p>Nel concreto: si chiude un rapporto di lavoro, ma se ne apre un altro di collaborazione. Si chiude una fase da dipendente, e se ne apre un&#8217;altra da professionista. Un po&#8217; in anticipo rispetto alla tabella di marcia, certo. Ma un passo dovuto. Sempre per aumentare i gradi di libert\u00e0. Che non sono dipendenti da situazioni ed eventi esterni, quanto da imposizioni e ordini che ti dai dall&#8217;interno.<br \/>\nIl nemico numero uno della libert\u00e0 di una persona, a quanto pare \u00e8 proprio s\u00e9 stesso. Che pu\u00f2 per\u00f2 diventare anche il pi\u00f9 potente alleato.<\/p>\n<p>E come sempre, di fronte a un cambiamento, si viaggia. Berlino, stavolta. E scoprire una citt\u00e0 che non avresti mai immaginato, e godersi il viaggio con una libert\u00e0 che non mi aspettavo. Ma non tanto per cambiamenti esterni, quanto per i miei.<\/p>\n<p>Ora, rientrato, inizia questa nuova avventura. Ma il profumo di questa libert\u00e0, interiore, sempre pi\u00f9 riconquistata, attenua anche le normali paure. Anche perch\u00e9, la pi\u00f9 grande libert\u00e0, \u00e8 quella di non essere solo. Di non sentirsi solo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La libert\u00e0 di una persona prescinde da quella delle persone che ama. Ma le due cose devono andare di pari passo. Pi\u00f9 o meno, \u00e8 questo il succo di questi giorni. Ma andiamo con ordine.<\/p>\n<p>Il cambiamento \u00e8 inevitabile. Puoi provare a fermarlo, quantomeno a rallentarlo, ma alla fine arriva. E puoi adattarti, o soccombere, dicono. Ma c&#8217;\u00e8 una via di mezzo: accettarlo, e metterci del proprio.<br \/>\nPrima legge del cambiamento: le persone non cambiano perch\u00e9 il mondo esterno le spinge a cambiare. Non cambiano in conseguenza dei propri errori. Non cambiano nemmeno se continuano a sbattere il naso contro il muro.<\/p>\n<p>Le persone cambiano quando vogliono cambiare.<\/p>\n<p>Tutte le altre variabili possono influire, certo. Possono dare quel valore aggiunto, dare una direzione, fornire indicazioni. Ma fin tanto che non \u00e8 la volont\u00e0 a decidere che \u00e8 giunto il momento di seguire quella direzione, quelle indicazioni, non c&#8217;\u00e8 evento che tenga. Si resta immobilizzati, continuando nei propri errori, nella solita strada, senza cambiare di una virgola.<br \/>\nPoi, qualcosa cambia. Non fuori, ma dentro di te. E di dice: \u00e8 ora di fare una virata.<br \/>\nE quando arriva quel momento, non serve altro.<\/p>\n<p>Sembra banale. Ma ci ho messo secoli a capirlo. Che non basta dire, fare, o semplicemente mostrare una possibilit\u00e0 alternativa. Che se il cambiamento non arriva, non \u00e8 colpa mia. <\/p>\n<p>Non \u00e8 colpa di nessuno. E&#8217; solo che il cambiare fa parte delle libert\u00e0 individuali. E che se uno non lo desidera, \u00e8 libero di restare dove si trova. E che io mi devo sentir libero di accettarlo, e di poterci anche star male.<\/p>\n<p>Per me, riuscire ad accettare ci\u00f2 \u00e8 un cambiamento non da poco. L&#8217;ho percepito distintamente, qualche settimana fa. Potersi godere appieno il primo weekend di scuola, dopo settimane e settimane di stallo, di crisi. E da quel momento, davvero \u00e8 iniziato tutto.<\/p>\n<p>Un nuovo cambiamento. Gi\u00e0. Perch\u00e9 non posso obbligarlo, ma ho sentito come doveroso creare la possibilit\u00e0 che si verifichi. Quantomeno, con le persone cui tengo. Con la realt\u00e0 che ho contribuito a creare.<br \/>\nE quindi. Arrivare al punto di dirlo: me ne vado. Stop, fine. Ma non per esasperazione, non per rabbia, non per rivendicazione. Ma per offrire poi una alternativa. Si chiude una fase, che non ha portato se non difficolt\u00e0 e problemi. Se ne pu\u00f2 aprire un&#8217;altra, differente. Che forse porter\u00e0 da qualche altra parte, ma di sicuro non al medesimo stallo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/05\/potsdamerplatz.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una differenza anche nel chiudere con qualcuno. Puoi farlo in modo distruttivo, facendolo sentire uno schifo, facendo macerie di tutto quello che \u00e8 stato costruito, bloccando l&#8217;altro in un loop senza fine. Ma lo si pu\u00f2 fare anche in modo costruttivo. Mostrando che non c&#8217;entrano sentimenti negativi, ma che la libert\u00e0 personale va di pari passo con quella altrui.<br \/>\nE quello di cui si parlava cos\u00ec spesso in comunit\u00e0, con Daniel, e con gli altri in equipe, ora lo sperimento su me stesso. E sulle persone che mi circondano.<\/p>\n<p>Nel concreto: si chiude un rapporto di lavoro, ma se ne apre un altro di collaborazione. Si chiude una fase da dipendente, e se ne apre un&#8217;altra da professionista. Un po&#8217; in anticipo rispetto alla tabella di marcia, certo. Ma un passo dovuto. Sempre per aumentare i gradi di libert\u00e0. Che non sono dipendenti da situazioni ed eventi esterni, quanto da imposizioni e ordini che ti dai dall&#8217;interno.<br \/>\nIl nemico numero uno della libert\u00e0 di una persona, a quanto pare \u00e8 proprio s\u00e9 stesso. Che pu\u00f2 per\u00f2 diventare anche il pi\u00f9 potente alleato.<\/p>\n<p>E come sempre, di fronte a un cambiamento, si viaggia. Berlino, stavolta. E scoprire una citt\u00e0 che non avresti mai immaginato, e godersi il viaggio con una libert\u00e0 che non mi aspettavo. Ma non tanto per cambiamenti esterni, quanto per i miei.<\/p>\n<p>Ora, rientrato, inizia questa nuova avventura. Ma il profumo di questa libert\u00e0, interiore, sempre pi\u00f9 riconquistata, attenua anche le normali paure. Anche perch\u00e9, la pi\u00f9 grande libert\u00e0, \u00e8 quella di non essere solo. 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