{"id":642,"date":"2014-04-03T22:12:33","date_gmt":"2014-04-03T21:12:33","guid":{"rendered":"http:\/\/iow.no-ip.com\/?p=642"},"modified":"2014-04-03T22:12:33","modified_gmt":"2014-04-03T21:12:33","slug":"due-mondi-due-esistenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/?p=642","title":{"rendered":"Due mondi, due esistenze."},"content":{"rendered":"<p>Quell&#8217;esame sembrava dannatamente difficile. Erano settimane che lo preparavo.<br \/>\nAvevo appena ripreso a studiare, dopo pi\u00f9 di un anno nel quale l&#8217;unico interesse era stato far festa, divertirsi, bere, fumare. E poi c&#8217;era lei. C&#8217;era sempre stata lei. E c&#8217;era stato quell&#8217;unico momento che avrebbe potuto fare la differenza, e il negare ogni sentimento, ogni emozione. Nonostante le nostre lacrime avessero svelato da tempo le bugie di entrambi.<br \/>\nPrimo febbraio, data caratteristica. 01\/02\/03. Quell&#8217;esame era arrivato. Non ci capivo un&#8217;acca di fisica, non capivo perch\u00e9 quella derivata dovesse stare proprio l\u00ec. Ma soprattutto non davo un senso alla mia presenza l\u00ec. Perch\u00e9 stavo mettendo tutto me stesso nel superare un ostacolo che non sentivo essere sulla mia strada, e perch\u00e9 mi ostinassi a perseguire quella strada, che nemmeno era la mia. Io volevo solo fare il riparatore, aggiustare, trovare un lavoro in una azienda che si occupasse di informatica. Tutto il resto non mi interessava. E superare ostacoli che non vedevo necessari, arrivare a una laurea che vedevo come superflua, mi sembrava un&#8217;enorme perdita di tempo. Le conoscenze pratiche le avevo, sapevo di poter fare quel lavoro. Quindi: che stavo facendo?<br \/>\nL&#8217;ora e mezza trascorse veloce. Mi sembrava anche di essere a buon punto. Quei calcoli mi erano riusciti pure abbastanza facilmente, arrivavo a ottenere dei risultati che mi sembravano pure realistici. Era fatta, l&#8217;avrei superato. Pochi minuti dopo uscivo, prima del termine del tempo concesso dal prof. La prima cosa da fare era accendersi una sigaretta. Sotto la pioggia, ovviamente.<br \/>\nQuel cappotto nero mi nascondeva. Era enorme. Rimaneva fuori soltanto la faccia, o meno, dietro occhiali scuri, berretto, sciarpa. Si, probabilmente la cosa pi\u00f9 visibile era la sigaretta.<br \/>\nEcco, inizia la transumanza, pensavo. Quel centinaio, su per gi\u00f9, di colleghi studenti, che escono bestemmiando in molteplici lingue. L&#8217;esame era davvero dannatamente difficile. Alessio di avvicina, sta fumando la pipa. Mi chiede se ne voglio. Non era caricata a tabacco, ovviamente. Il profumo lo conoscevo bene, orange, un tiro e mi ritrovo con una tosse da panico, e gi\u00f9 a ridere. Ma il ritorno mi attendeva. Mi sentivo un estraneo l\u00ec, sarei voluto ripartire al pi\u00f9 presto per tornare a casa. Dieci minuti dopo ero gi\u00e0 sulla via del ritorno.<br \/>\nRed Hot Chili Peppers. Ovviamente ad alto volume. La strada corre veloce, supero il fiume, mi ritrovo sul cavalcavia di Pieve. E l\u00ec&#8230;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/04\/cuore.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Il cuore si ferma. Me ne accorgo, e il primo pensiero \u00e8: oh cazzo.<br \/>\nMi sento rosso, sudato, col fiatone. Poi riparte.<br \/>\nMa che cazz.. si ferma di nuovo.<br \/>\nIl respiro si fa veloce, repentino, incoerente. Tossisco, oh cazzo ma che cazzo succede. Riparte.<br \/>\nApro il finestrino. Sto morendo? Proprio ora che ho fatto questo dannato esame? Cio\u00e8, tutto questo per niente?<br \/>\nRiesco a fermarmi. Via Monte Grappa, parcheggio sulla destra. Scendo dall&#8217;auto. Il cuore si ferma di nuovo. Tossisco, e riparte.<br \/>\nSto impazzendo? Dove diavolo sono? Cosa sono?<br \/>\nMi accendo una sigaretta. Respiro profondo il fumo, l&#8217;ossigeno. La butto. Fame d&#8217;aria, il cielo \u00e8 grigio, tutto \u00e8 grigio. Ci sono solo io, e io.<br \/>\nMe ne accendo un&#8217;altra. Mi viene da ridere, mi viene da piangere.<br \/>\nPochi minuti passano, e torno normale. Cosa \u00e8 successo?<br \/>\nRitorno a casa, la prima cosa da fare \u00e8 chiedere. Mamma, mi \u00e8 successo questo, e spiego. Sarai stato stanco, non darci troppo peso, la risposta. Piuttosto scontata, devo dire.<\/p>\n<p>Di l\u00ec, nulla fu come prima.<br \/>\nLe crisi, questo il nome che diedi a quegli episodi che ancora non sapevo si chiamassero attacchi di panico, si susseguirono. Mi ricoverarono infine, per accertamenti. I medici temevano che ci fosse un reale problema cardiaco. Ovviamente, non c&#8217;era. Ma ospitarmi in geriatria, a causa della cronica mancanza di posti letto, non fu un&#8217;idea proprio sana. Dopo cinque giorni, dei sei iniziali che eravamo, e dei quali il pi\u00f9 giovane aveva il triplo dei miei anni, quattro se n&#8217;erano andati al creatore. Un toccasana, devo dire. Se non altro, nell&#8217;ultimo giorno di permanenza, di crisi non ce n&#8217;erano state.<\/p>\n<p>Ricordo come fosse ieri la serata della dimissione. Il giorno di San Valentino. Prima cosa da fare, chiamare Sandro. Andare a bere una birra, raccontargli l&#8217;avventura. Ovviamente, Monaco. E Weizen, piccola, che avevo in corpo ancora troppi farmaci. &#8220;Biirrra..! Aaaaah!&#8221; esclamai, quando arriv\u00f2 Adriano salutandoci. Ma l&#8217;accento, con il quale parlavo, nemmeno quello era il mio.<\/p>\n<p>Quel viaggio obbligato all&#8217;inferno era appena iniziato. Io non me ne rendevo conto. Dopo appena quindici giorni dal primo sintomo, non avrei potuto immaginare che quella vita sarebbe a breve terminata. Per lasciare il posto a un&#8217;altra.<\/p>\n<p>Settembre. Mi sentivo pronto a riprendere, o meglio, l&#8217;appello incombeva e non potevo sottrarmi nuovamente ai miei doveri. Cos\u00ec consideravo quel percorso: un dovere. Ed ero cos\u00ec vicino a superare quel nuovo esame, che&#8230;<br \/>\nChe non potevo farlo.<br \/>\nQuel momento sarebbe stato un punto di non ritorno. Lo scoglio pi\u00f9 grande, e tutto poi sarebbe stato in discesa. Ma era davvero ci\u00f2 che volevo? Volevo davvero proseguire per quella strada?<\/p>\n<p>Non pioveva, c&#8217;era una brezza leggera e calda di fine estate. Il parchetto davanti all&#8217;aula studio aveva una panchina, e mi sedetti l\u00ec. A ripassare. L&#8217;esame sarebbe stato il giorno dopo. Dovevo superarlo. Quella trasformata mi riusciva, ed era la pi\u00f9 difficile della dispensa. Cos\u00ec provavo a rifare i conti a mente, per vedere se avevo davvero capito.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/04\/tears_w.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Finch\u00e9 le lacrime non iniziarono a scendere.<br \/>\nQuella non era la mia vita, o almeno, non lo era pi\u00f9. O forse, non lo era mai stata. Ma qualcosa era cambiato, negli ultimi mesi. Non sentivo pi\u00f9 quella strada come la via obbligata, come l&#8217;unica che potessi percorrere. Da un lato la famiglia, il senso del dovere, che mi invitavano a smettere di frignare e fare l&#8217;uomo. Che cosa sarebbe mai stato quell&#8217;esame, che cosa aspettavo a buttarmi, a proseguire diritto&#8230; Dall&#8217;altro io, solo io, che non ne potevo pi\u00f9 di mentire a me stesso.<\/p>\n<p>No, pensai. Basta. Basta.<br \/>\nSollevo il telefono, compongo il numero. No, non ce la faccio. Odio sta roba, non posso continuare. Sto troppo male. Voglio uscirne.<br \/>\nLa sera, la decisione. E nel giro di cinque giorni trovare un lavoro. Che, paradossalmente, era quello che avrei sempre voluto fare. Fare del mio hobby il mio lavoro. Aggiustare, riparare.<br \/>\nIl colloquio and\u00f2 cos\u00ec bene che non mi accorsi nemmeno di sostenerlo. E la risposta &#8220;quando vuoi iniziare&#8221; tolse ogni dubbio a quella scelta. Ora potevo aggiustare, riparare.<\/p>\n<p>La crisi. E sentivo che qualcosa era cambiato.<\/p>\n<p>Riparare, aggiustare. Si. Ma cosa?<br \/>\nDubbi, dubbi, e ancora dubbi. Gli anni trascorrono veloci, se non pensi. Se il dolore di pensare viene annegato nel lavoro, nelle amicizie fittizie, nell&#8217;alcool. Se non pensi. Se fuggi.<br \/>\nIl problema \u00e8 proprio questo: si fugge. Dai ricordi, dalle situazioni non elaborate, dai non conclusi, dal proprio s\u00e9.<\/p>\n<p>E infatti, appena due anni dopo, la virata. E farsi la domanda: aggiustare cosa?<br \/>\nDi l\u00ec, nuovo cammino. Ridisegnare il futuro. Era stata solo una tappa, ma il cammino continuava.<br \/>\nBello corazzato, con una nuova armatura, cos\u00ec spessa da permettermi di essere qualcosa, senza avere altre crisi, senza permettere tuttavia alla mia pelle di respirare.<\/p>\n<p>Mettersi in discussione. Parte integrante di questo percorso.<br \/>\nDopo sei anni di universit\u00e0, da psicologo stavolta. E rendersi conto che non si tratta tanto di aggiustare, di riparare, quanto proprio di trovare la propria strada, di fare da appoggio, finch\u00e9 non si riesce ad accettare ci\u00f2 che ha lasciato il passato, e trovare le chiavi di volta per il futuro. E questo conta sia per il paziente, che per il terapeuta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/04\/passato.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Ora. Torno al presente.<br \/>\nUna lunga digressione. Sono settimane che ci lavoro. Non avevo idea di cosa sarebbe potuto uscirne. Ma \u00e8 tutto ancora in corso. O meglio, i nodi vengono al pettine, e sto lavorandoci proprio ora.<br \/>\nPer poterci pensare, per poter amalgamare la prima e la seconda vita, che in fondo son sempre io, anche se sembrano capitoli cos\u00ec distaccati, cos\u00ec diversi.<br \/>\nSentirle due vite, una bella difesa quella che ho eretto. Tengo scisso il mio passato dal mio presente, ma anch&#8217;esso \u00e8 parte di me.<br \/>\nChe, ciclicamente, ritorna.<\/p>\n<p>Se penso a cosa mi ha fatto soffrire negli ultimi anni. Sempre sul tema dell&#8217;orgoglio siamo.<br \/>\nL&#8217;essere in grado di capire le persone al volo, di non fare errori di valutazione, per non restare deluso. Ho bisogno di dare fiducia, e spesso la si d\u00e0 ciecamente quando si ha bisogno degli altri. E riconoscere il bisogno degli altri \u00e8, per me, gi\u00e0 un gran risultato. Ma il punto \u00e8: accettare di sbagliare.<\/p>\n<p>Prima, quel narciso terribile che ha smembrato ci\u00f2 in cui tenevo di pi\u00f9. Poi, ricomporre, perch\u00e9 io riparo, giusto? E poi, nuovamente, vedere tutto esplodere, stavolta grazie a chi consideravo una persona degna di fiducia e invece si \u00e8 rivelata essere interessata solo al proprio tornaconto. E pensare infine che, di ricomporre nuovamente, non ne valeva nemmeno la pena. Perch\u00e9 chi sono io per decidere del futuro altrui, anche se in buona fede&#8230; Quindi, cazzi vostri.<br \/>\nMa al contempo, l&#8217;orgoglio pesa. Di non aver capito in tempo, di aver fallito. La razionalit\u00e0 dice: pazienza, succede! Ma l&#8217;emotivo no, non lo accetta. E anche qui, in sostanza, resto bello che scisso.<\/p>\n<p>Ma ora. Oltre al lavoro, che porto avanti ogni giorno tra le mille difficolt\u00e0, e anche l\u00ec ingoiare il rospo e tenere a freno l&#8217;orgoglio \u00e8 un impegno&#8230; cosa resta?<\/p>\n<p>Resta che c&#8217;\u00e8 ancora il passato, che ciclicamente torna. E tormenta.<br \/>\nE il sogno di stanotte non lascia dubbi. Tu, ancora l\u00ec. Ventenne, come ti ricordo, com&#8217;eri l&#8217;ultima volta che ci siamo visti. Di sfuggita, perch\u00e9 per parlarsi lo spazio non poteva esserci. L&#8217;orgoglio, anche allora.<br \/>\nChiss\u00e0 ora dove sei. Chi sei. Che fai, che futuro avrai.<br \/>\nE&#8217; un flusso di pensieri inarrestabile. Perch\u00e9 infine, tutto \u00e8 ancora legato ad allora. E a te.<\/p>\n<p>Undici anni di tempo, undici anni di percorso. E capire infine che devo riconciliarmi con ci\u00f2 che ero, per poter vivere ci\u00f2 che sono, e poter continuare a progettare il futuro. E stavolta, non solo il mio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/04\/cuore_dt.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Ascoltare oggi &#8220;Pull me under&#8221; dei Dream Theater, o gli Angra, o ancora &#8220;Under Pressure&#8221; dei Queen, la tua preferita, \u00e8 ancora un tuffo al cuore.<br \/>\nMa almeno ci riesco. Non mi rifiuto pi\u00f9. Le lacrime scendono, il passato ritorna, inconcluso.<br \/>\nNon potr\u00e0 mai concludersi. O meglio, non posso farlo concludere io. E&#8217; fuori dalla mia portata, non ne ho il potere. E qui \u00e8 l&#8217;orgoglio che va tenuto a freno. Che va domato, e per domarlo, accettato prima.<\/p>\n<p>Tempo. Da bravo timelord ricordo a me stesso che ne ho quanto ne voglio, ma in realt\u00e0 posso solo guardare avanti a me, non posso cambiare il passato.<\/p>\n<p>Ecco quindi, come sto ora. Dove sono andato a finire, cosa mi tormenta. Posso correre se ho una meta, ma al contempo non posso continuare ad avere una fune che mi tiene ancorato alla prima vita, e che mi rimanda ciclicamente al punto di partenza.<br \/>\nLa scuola mi aiuter\u00e0, penso. La vita da specializzando gi\u00e0 mi entusiasma. Ho poco meno di quattro anni davanti. Ho fiducia, dovrei&#8230; dovrei farcela.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quell&#8217;esame sembrava dannatamente difficile. Erano settimane che lo preparavo.<br \/>\nAvevo appena ripreso a studiare, dopo pi\u00f9 di un anno nel quale l&#8217;unico interesse era stato far festa, divertirsi, bere, fumare. E poi c&#8217;era lei. C&#8217;era sempre stata lei. E c&#8217;era stato quell&#8217;unico momento che avrebbe potuto fare la differenza, e il negare ogni sentimento, ogni emozione. Nonostante le nostre lacrime avessero svelato da tempo le bugie di entrambi.<br \/>\nPrimo febbraio, data caratteristica. 01\/02\/03. Quell&#8217;esame era arrivato. Non ci capivo un&#8217;acca di fisica, non capivo perch\u00e9 quella derivata dovesse stare proprio l\u00ec. Ma soprattutto non davo un senso alla mia presenza l\u00ec. Perch\u00e9 stavo mettendo tutto me stesso nel superare un ostacolo che non sentivo essere sulla mia strada, e perch\u00e9 mi ostinassi a perseguire quella strada, che nemmeno era la mia. Io volevo solo fare il riparatore, aggiustare, trovare un lavoro in una azienda che si occupasse di informatica. Tutto il resto non mi interessava. E superare ostacoli che non vedevo necessari, arrivare a una laurea che vedevo come superflua, mi sembrava un&#8217;enorme perdita di tempo. Le conoscenze pratiche le avevo, sapevo di poter fare quel lavoro. Quindi: che stavo facendo?<br \/>\nL&#8217;ora e mezza trascorse veloce. Mi sembrava anche di essere a buon punto. Quei calcoli mi erano riusciti pure abbastanza facilmente, arrivavo a ottenere dei risultati che mi sembravano pure realistici. Era fatta, l&#8217;avrei superato. Pochi minuti dopo uscivo, prima del termine del tempo concesso dal prof. La prima cosa da fare era accendersi una sigaretta. Sotto la pioggia, ovviamente.<br \/>\nQuel cappotto nero mi nascondeva. Era enorme. Rimaneva fuori soltanto la faccia, o meno, dietro occhiali scuri, berretto, sciarpa. Si, probabilmente la cosa pi\u00f9 visibile era la sigaretta.<br \/>\nEcco, inizia la transumanza, pensavo. Quel centinaio, su per gi\u00f9, di colleghi studenti, che escono bestemmiando in molteplici lingue. L&#8217;esame era davvero dannatamente difficile. Alessio di avvicina, sta fumando la pipa. Mi chiede se ne voglio. Non era caricata a tabacco, ovviamente. Il profumo lo conoscevo bene, orange, un tiro e mi ritrovo con una tosse da panico, e gi\u00f9 a ridere. Ma il ritorno mi attendeva. Mi sentivo un estraneo l\u00ec, sarei voluto ripartire al pi\u00f9 presto per tornare a casa. Dieci minuti dopo ero gi\u00e0 sulla via del ritorno.<br \/>\nRed Hot Chili Peppers. Ovviamente ad alto volume. La strada corre veloce, supero il fiume, mi ritrovo sul cavalcavia di Pieve. E l\u00ec&#8230;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/04\/cuore.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Il cuore si ferma. Me ne accorgo, e il primo pensiero \u00e8: oh cazzo.<br \/>\nMi sento rosso, sudato, col fiatone. Poi riparte.<br \/>\nMa che cazz.. si ferma di nuovo.<br \/>\nIl respiro si fa veloce, repentino, incoerente. Tossisco, oh cazzo ma che cazzo succede. Riparte.<br \/>\nApro il finestrino. Sto morendo? Proprio ora che ho fatto questo dannato esame? Cio\u00e8, tutto questo per niente?<br \/>\nRiesco a fermarmi. Via Monte Grappa, parcheggio sulla destra. Scendo dall&#8217;auto. Il cuore si ferma di nuovo. Tossisco, e riparte.<br \/>\nSto impazzendo? Dove diavolo sono? Cosa sono?<br \/>\nMi accendo una sigaretta. Respiro profondo il fumo, l&#8217;ossigeno. La butto. Fame d&#8217;aria, il cielo \u00e8 grigio, tutto \u00e8 grigio. Ci sono solo io, e io.<br \/>\nMe ne accendo un&#8217;altra. Mi viene da ridere, mi viene da piangere.<br \/>\nPochi minuti passano, e torno normale. Cosa \u00e8 successo?<br \/>\nRitorno a casa, la prima cosa da fare \u00e8 chiedere. Mamma, mi \u00e8 successo questo, e spiego. Sarai stato stanco, non darci troppo peso, la risposta. Piuttosto scontata, devo dire.<\/p>\n<p>Di l\u00ec, nulla fu come prima.<br \/>\nLe crisi, questo il nome che diedi a quegli episodi che ancora non sapevo si chiamassero attacchi di panico, si susseguirono. Mi ricoverarono infine, per accertamenti. I medici temevano che ci fosse un reale problema cardiaco. Ovviamente, non c&#8217;era. Ma ospitarmi in geriatria, a causa della cronica mancanza di posti letto, non fu un&#8217;idea proprio sana. Dopo cinque giorni, dei sei iniziali che eravamo, e dei quali il pi\u00f9 giovane aveva il triplo dei miei anni, quattro se n&#8217;erano andati al creatore. Un toccasana, devo dire. Se non altro, nell&#8217;ultimo giorno di permanenza, di crisi non ce n&#8217;erano state.<\/p>\n<p>Ricordo come fosse ieri la serata della dimissione. Il giorno di San Valentino. Prima cosa da fare, chiamare Sandro. Andare a bere una birra, raccontargli l&#8217;avventura. Ovviamente, Monaco. E Weizen, piccola, che avevo in corpo ancora troppi farmaci. &#8220;Biirrra..! Aaaaah!&#8221; esclamai, quando arriv\u00f2 Adriano salutandoci. Ma l&#8217;accento, con il quale parlavo, nemmeno quello era il mio.<\/p>\n<p>Quel viaggio obbligato all&#8217;inferno era appena iniziato. Io non me ne rendevo conto. Dopo appena quindici giorni dal primo sintomo, non avrei potuto immaginare che quella vita sarebbe a breve terminata. Per lasciare il posto a un&#8217;altra.<\/p>\n<p>Settembre. Mi sentivo pronto a riprendere, o meglio, l&#8217;appello incombeva e non potevo sottrarmi nuovamente ai miei doveri. Cos\u00ec consideravo quel percorso: un dovere. Ed ero cos\u00ec vicino a superare quel nuovo esame, che&#8230;<br \/>\nChe non potevo farlo.<br \/>\nQuel momento sarebbe stato un punto di non ritorno. Lo scoglio pi\u00f9 grande, e tutto poi sarebbe stato in discesa. Ma era davvero ci\u00f2 che volevo? Volevo davvero proseguire per quella strada?<\/p>\n<p>Non pioveva, c&#8217;era una brezza leggera e calda di fine estate. Il parchetto davanti all&#8217;aula studio aveva una panchina, e mi sedetti l\u00ec. A ripassare. L&#8217;esame sarebbe stato il giorno dopo. Dovevo superarlo. Quella trasformata mi riusciva, ed era la pi\u00f9 difficile della dispensa. 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E nel giro di cinque giorni trovare un lavoro. Che, paradossalmente, era quello che avrei sempre voluto fare. Fare del mio hobby il mio lavoro. Aggiustare, riparare.<br \/>\nIl colloquio and\u00f2 cos\u00ec bene che non mi accorsi nemmeno di sostenerlo. E la risposta &#8220;quando vuoi iniziare&#8221; tolse ogni dubbio a quella scelta. Ora potevo aggiustare, riparare.<\/p>\n<p>La crisi. E sentivo che qualcosa era cambiato.<\/p>\n<p>Riparare, aggiustare. Si. Ma cosa?<br \/>\nDubbi, dubbi, e ancora dubbi. Gli anni trascorrono veloci, se non pensi. Se il dolore di pensare viene annegato nel lavoro, nelle amicizie fittizie, nell&#8217;alcool. Se non pensi. Se fuggi.<br \/>\nIl problema \u00e8 proprio questo: si fugge. Dai ricordi, dalle situazioni non elaborate, dai non conclusi, dal proprio s\u00e9.<\/p>\n<p>E infatti, appena due anni dopo, la virata. E farsi la domanda: aggiustare cosa?<br \/>\nDi l\u00ec, nuovo cammino. Ridisegnare il futuro. Era stata solo una tappa, ma il cammino continuava.<br \/>\nBello corazzato, con una nuova armatura, cos\u00ec spessa da permettermi di essere qualcosa, senza avere altre crisi, senza permettere tuttavia alla mia pelle di respirare.<\/p>\n<p>Mettersi in discussione. Parte integrante di questo percorso.<br \/>\nDopo sei anni di universit\u00e0, da psicologo stavolta. E rendersi conto che non si tratta tanto di aggiustare, di riparare, quanto proprio di trovare la propria strada, di fare da appoggio, finch\u00e9 non si riesce ad accettare ci\u00f2 che ha lasciato il passato, e trovare le chiavi di volta per il futuro. E questo conta sia per il paziente, che per il terapeuta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/04\/passato.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Ora. Torno al presente.<br \/>\nUna lunga digressione. Sono settimane che ci lavoro. Non avevo idea di cosa sarebbe potuto uscirne. Ma \u00e8 tutto ancora in corso. O meglio, i nodi vengono al pettine, e sto lavorandoci proprio ora.<br \/>\nPer poterci pensare, per poter amalgamare la prima e la seconda vita, che in fondo son sempre io, anche se sembrano capitoli cos\u00ec distaccati, cos\u00ec diversi.<br \/>\nSentirle due vite, una bella difesa quella che ho eretto. Tengo scisso il mio passato dal mio presente, ma anch&#8217;esso \u00e8 parte di me.<br \/>\nChe, ciclicamente, ritorna.<\/p>\n<p>Se penso a cosa mi ha fatto soffrire negli ultimi anni. Sempre sul tema dell&#8217;orgoglio siamo.<br \/>\nL&#8217;essere in grado di capire le persone al volo, di non fare errori di valutazione, per non restare deluso. Ho bisogno di dare fiducia, e spesso la si d\u00e0 ciecamente quando si ha bisogno degli altri. E riconoscere il bisogno degli altri \u00e8, per me, gi\u00e0 un gran risultato. Ma il punto \u00e8: accettare di sbagliare.<\/p>\n<p>Prima, quel narciso terribile che ha smembrato ci\u00f2 in cui tenevo di pi\u00f9. Poi, ricomporre, perch\u00e9 io riparo, giusto? E poi, nuovamente, vedere tutto esplodere, stavolta grazie a chi consideravo una persona degna di fiducia e invece si \u00e8 rivelata essere interessata solo al proprio tornaconto. E pensare infine che, di ricomporre nuovamente, non ne valeva nemmeno la pena. Perch\u00e9 chi sono io per decidere del futuro altrui, anche se in buona fede&#8230; Quindi, cazzi vostri.<br \/>\nMa al contempo, l&#8217;orgoglio pesa. Di non aver capito in tempo, di aver fallito. La razionalit\u00e0 dice: pazienza, succede! Ma l&#8217;emotivo no, non lo accetta. E anche qui, in sostanza, resto bello che scisso.<\/p>\n<p>Ma ora. Oltre al lavoro, che porto avanti ogni giorno tra le mille difficolt\u00e0, e anche l\u00ec ingoiare il rospo e tenere a freno l&#8217;orgoglio \u00e8 un impegno&#8230; cosa resta?<\/p>\n<p>Resta che c&#8217;\u00e8 ancora il passato, che ciclicamente torna. E tormenta.<br \/>\nE il sogno di stanotte non lascia dubbi. Tu, ancora l\u00ec. Ventenne, come ti ricordo, com&#8217;eri l&#8217;ultima volta che ci siamo visti. Di sfuggita, perch\u00e9 per parlarsi lo spazio non poteva esserci. L&#8217;orgoglio, anche allora.<br \/>\nChiss\u00e0 ora dove sei. Chi sei. Che fai, che futuro avrai.<br \/>\nE&#8217; un flusso di pensieri inarrestabile. Perch\u00e9 infine, tutto \u00e8 ancora legato ad allora. E a te.<\/p>\n<p>Undici anni di tempo, undici anni di percorso. E capire infine che devo riconciliarmi con ci\u00f2 che ero, per poter vivere ci\u00f2 che sono, e poter continuare a progettare il futuro. E stavolta, non solo il mio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2014\/04\/cuore_dt.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Ascoltare oggi &#8220;Pull me under&#8221; dei Dream Theater, o gli Angra, o ancora &#8220;Under Pressure&#8221; dei Queen, la tua preferita, \u00e8 ancora un tuffo al cuore.<br \/>\nMa almeno ci riesco. Non mi rifiuto pi\u00f9. Le lacrime scendono, il passato ritorna, inconcluso.<br \/>\nNon potr\u00e0 mai concludersi. O meglio, non posso farlo concludere io. E&#8217; fuori dalla mia portata, non ne ho il potere. E qui \u00e8 l&#8217;orgoglio che va tenuto a freno. Che va domato, e per domarlo, accettato prima.<\/p>\n<p>Tempo. Da bravo timelord ricordo a me stesso che ne ho quanto ne voglio, ma in realt\u00e0 posso solo guardare avanti a me, non posso cambiare il passato.<\/p>\n<p>Ecco quindi, come sto ora. Dove sono andato a finire, cosa mi tormenta. Posso correre se ho una meta, ma al contempo non posso continuare ad avere una fune che mi tiene ancorato alla prima vita, e che mi rimanda ciclicamente al punto di partenza.<br \/>\nLa scuola mi aiuter\u00e0, penso. La vita da specializzando gi\u00e0 mi entusiasma. Ho poco meno di quattro anni davanti. Ho fiducia, dovrei&#8230; dovrei farcela.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/642"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=642"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/642\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":645,"href":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/642\/revisions\/645"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=642"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=642"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=642"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}