{"id":608,"date":"2013-09-22T15:27:18","date_gmt":"2013-09-22T14:27:18","guid":{"rendered":"http:\/\/iow.no-ip.com\/?p=608"},"modified":"2013-09-22T15:34:12","modified_gmt":"2013-09-22T14:34:12","slug":"ferito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/?p=608","title":{"rendered":"Ferito"},"content":{"rendered":"<p>A volte arrivano notizie che ti lasciano sgomento. Senza fiato. Sembrano cos\u00ec assurde che la reazione pi\u00f9 normale \u00e8 quella di cascare dalla sedia e non crederci.<br \/>\nEppure, succede. Succede che la persona che hai a fianco qualche ora prima non ci sia pi\u00f9, per sua scelta. Che quell&#8217;amica della tua infanzia, persa di vista da anni, ora sia molto malata. E non riesci a dormire, e quando finalmente Morfeo ti abbraccia, ti dona incubi che ti fanno rialzare distrutto.<br \/>\nOra, questi sono i miei pensieri attuali. Certo c&#8217;\u00e8 chi ne stila un romanzo sui vari social network, apparendo quasi forse irrispettoso nei confronti del dolore altrui, sputando sentenze ed elargendo perle di saggezza esibendo la propria megalomania, volendo interpretare il pi\u00f9 profondo dolore degli altri e pretendendo di avere la verit\u00e0 in tasca. Senza averlo mai provato.<br \/>\nQuindi, parler\u00f2 di me. Di quel che mi \u00e8 successo dieci, ormai undici, anni or sono. Di ci\u00f2 che ha messo fine a quella fase che per comodit\u00e0 chiamo <em>la mia prima vita<\/em>.<\/p>\n<p>Ma prima un piccolo incipit. Giusto per chiarire un p\u00f2 i ruoli. Chi sono io, cosa posso essere. E&#8217; un p\u00f2 doveroso, nei confronti di chi crede di aver la linguetta molto glabra, e invece ce l&#8217;ha solo di un colore poco appropriato al palato. Questa \u00e8 una citazione trovata in rete, che spiega bene chi \u00e8 lo psicologo:<\/p>\n<p><em>&#8220;Sono uno psicoterapeuta, ma siccome ho dei problemi vado da un altro terapeuta. La cosa non mi crea particolare disagio, perch\u00e9 anche il mio terapeuta va a sua volta da un altro terapeuta. E il suo terapeuta va da un altro terapeuta. E il terapeuta del suo terapeuta viene da me in terapia.&#8221; (Harvey Mindess)<br \/>\nMa lo psicologo \u00e8 veramente una persona normale? [&#8230;] Lo psicologo \u00e8 come un guaritore ferito. Intendo dire che \u00e8 proprio merito della sua ferita se \u00e8 predisposto a entrare in contatto con il dolore e i conflitti altrui. [&#8230;] Certo, non basta essere stati feriti per fare gli psicologi e aiutare le altre persone. A ben vedere, \u00e8 una condizione che accomuna tutti quanti noi. La differenza la fa cosa noi ce ne facciamo, di questa ferita. Se riusciamo o meno a trarne i frutti, se riusciamo a percepirla, a conoscerne i limiti, a trarne nuove sintesi. [&#8230;] Ma secondo me l&#8217;elemento che predispone a fare questo mestiere \u00e8 il rapporto che noi intratteniamo con questa ferita. Non \u00e8 un caso che secondo alcuni lo psicologo, per curare efficacemente, non debba mai pensarsi separato dall&#8217;essere, almeno in parte, paziente egli stesso. [&#8230;] Quindi lo psicologo non \u00e8 un disperato che aiuta altri disperati. Ma \u00e8 pi\u00f9 paragonabile a chi, avendo imparato a prendersi cura delle proprie ferite, \u00e8 pi\u00f9 predisposto ad aiutare gli altri a fare la stessa cosa.&#8221;<\/em><br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2013\/09\/Crocusalbiflorus.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Torniamo a me.<br \/>\nPrimi anni di questo nuovo millennio, sono un adolescente, forse anche nella norma. Delusioni affettive, ripetute, crisi di identit\u00e0 derivante dal non capire cosa stessi facendo della mia vita, chi volessi diventare, e probabilmente anche se volessi diventare qualcuno o qualcosa. Praticamente, un treno lanciato a trecento all&#8217;ora, senza binari. Poich\u00e9 i binari avrei dovuto gettarli prima di avanzare, ma non avevo n\u00e9 l&#8217;esperienza per farlo, tantomeno la pazienza di impegnarmici. Tanto convinto ero che in qualche modo qualcun altro l&#8217;avrebbe fatto per me. Che mi era dovuto.<br \/>\nCos\u00ec, nell&#8217;autunno del 2002, poco meno di undici anni fa, mi ritrovo a scrivere:<\/p>\n<p><em>sono morto dentro..<br \/>\npotr\u00f2 anche sembrare il solito deficente che fa casino, ma sono morto dentro..<br \/>\nse non si han pi\u00f9 sentimenti..<br \/>\ncosa \u00e8 una persona..<\/em><\/p>\n<p>Poche settimane dopo, provarci. A non esserlo pi\u00f9 solamente dentro.<br \/>\nFallire. Non capendo cosa avesse fermato quella folle corsa contro quel pilone.<br \/>\nTutt&#8217;ora non ne ho idea. Mi piace pensare che qualcuno abbia gettato uno sguardo gi\u00f9 su quella strada. Forse \u00e8 un mio bisogno, una mia difesa. Non lo so.<br \/>\nProbabilmente avevo cos\u00ec bisogno di qualcuno che mi guidasse, che ho voluto credere cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ma non era finita. Non \u00e8 che dentro fossi rinato, anzi. Cos\u00ec dopo altre poche settimane mi ritrovo su un letto d&#8217;ospedale, con il cuore che fa i salti mortali all&#8217;indietro, che in qualche modo inizia a suggerirmi: <em>&#8220;Non puoi andare avanti cos\u00ec. E&#8217; ora che inizi a curare le tue ferite.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Il resto \u00e8 storia. E&#8217; tutta qui, su questo blog.<br \/>\nMa se non avessi trovato chi mi ha aiutato, in quei momenti, quella dottoressa che mi ha raccolto e ricomposto quando la mia mente era sull&#8217;orlo di frammentarsi del tutto, la mia seconda vita non sarebbe mai iniziata.<\/p>\n<p>Questo non per dire che sono stato bravo, fortunato, o miracolato. Ma semplicemente raccontare cosa \u00e8 successo a me. Poterlo dire, oggi. Aver fatto pace col proprio passato. Aver provato cosa vuol dire essere morto dentro, aver provato la disperazione della depressione. E, in qualche modo, riuscire a comprendere un gesto estremo. Stavolta, purtroppo, non fallito.<br \/>\nNon credo sia questione di fortuna o sfortuna. Ricordo che un prof diceva che era inutile provare a salvare uno che voleva farla finita. Prima o poi ci sarebbe riuscito comunque. Potevamo solamente provare a offrire un&#8217;alternativa, ma senza imporla. Senza obbligare l&#8217;altro a vivere. Senza pretendere di salvarlo. Perch\u00e9 non siamo salvatori, ma solamente persone anche noi.<\/p>\n<p>Ora, i giorni scorsi si fanno sentire.<br \/>\nProvo rabbia di fronte alla mia impotenza. E&#8217; difficile farsene una ragione.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 colpa, n\u00e9 mia, n\u00e9 tua. Non potevamo farci nulla.<br \/>\nMa questa rabbia va fatta uscire. Se rimane dentro, il dolore aumenta, la rabbia cresce ancora di pi\u00f9, e il circolo vizioso si innesca. Ora lo conosco, so come curare le mie ferite.<br \/>\nE&#8217; gi\u00e0 qualcosa. Anche se bruciano, anche se fanno male.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A volte arrivano notizie che ti lasciano sgomento. Senza fiato. Sembrano cos\u00ec assurde che la reazione pi\u00f9 normale \u00e8 quella di cascare dalla sedia e non crederci.<br \/>\nEppure, succede. Succede che la persona che hai a fianco qualche ora prima non ci sia pi\u00f9, per sua scelta. Che quell&#8217;amica della tua infanzia, persa di vista da anni, ora sia molto malata. E non riesci a dormire, e quando finalmente Morfeo ti abbraccia, ti dona incubi che ti fanno rialzare distrutto.<br \/>\nOra, questi sono i miei pensieri attuali. Certo c&#8217;\u00e8 chi ne stila un romanzo sui vari social network, apparendo quasi forse irrispettoso nei confronti del dolore altrui, sputando sentenze ed elargendo perle di saggezza esibendo la propria megalomania, volendo interpretare il pi\u00f9 profondo dolore degli altri e pretendendo di avere la verit\u00e0 in tasca. Senza averlo mai provato.<br \/>\nQuindi, parler\u00f2 di me. Di quel che mi \u00e8 successo dieci, ormai undici, anni or sono. Di ci\u00f2 che ha messo fine a quella fase che per comodit\u00e0 chiamo <em>la mia prima vita<\/em>.<\/p>\n<p>Ma prima un piccolo incipit. Giusto per chiarire un p\u00f2 i ruoli. Chi sono io, cosa posso essere. E&#8217; un p\u00f2 doveroso, nei confronti di chi crede di aver la linguetta molto glabra, e invece ce l&#8217;ha solo di un colore poco appropriato al palato. Questa \u00e8 una citazione trovata in rete, che spiega bene chi \u00e8 lo psicologo:<\/p>\n<p><em>&#8220;Sono uno psicoterapeuta, ma siccome ho dei problemi vado da un altro terapeuta. La cosa non mi crea particolare disagio, perch\u00e9 anche il mio terapeuta va a sua volta da un altro terapeuta. E il suo terapeuta va da un altro terapeuta. E il terapeuta del suo terapeuta viene da me in terapia.&#8221; (Harvey Mindess)<br \/>\nMa lo psicologo \u00e8 veramente una persona normale? [&#8230;] Lo psicologo \u00e8 come un guaritore ferito. Intendo dire che \u00e8 proprio merito della sua ferita se \u00e8 predisposto a entrare in contatto con il dolore e i conflitti altrui. [&#8230;] Certo, non basta essere stati feriti per fare gli psicologi e aiutare le altre persone. A ben vedere, \u00e8 una condizione che accomuna tutti quanti noi. La differenza la fa cosa noi ce ne facciamo, di questa ferita. Se riusciamo o meno a trarne i frutti, se riusciamo a percepirla, a conoscerne i limiti, a trarne nuove sintesi. [&#8230;] Ma secondo me l&#8217;elemento che predispone a fare questo mestiere \u00e8 il rapporto che noi intratteniamo con questa ferita. Non \u00e8 un caso che secondo alcuni lo psicologo, per curare efficacemente, non debba mai pensarsi separato dall&#8217;essere, almeno in parte, paziente egli stesso. [&#8230;] Quindi lo psicologo non \u00e8 un disperato che aiuta altri disperati. Ma \u00e8 pi\u00f9 paragonabile a chi, avendo imparato a prendersi cura delle proprie ferite, \u00e8 pi\u00f9 predisposto ad aiutare gli altri a fare la stessa cosa.&#8221;<\/em><br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2013\/09\/Crocusalbiflorus.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Torniamo a me.<br \/>\nPrimi anni di questo nuovo millennio, sono un adolescente, forse anche nella norma. Delusioni affettive, ripetute, crisi di identit\u00e0 derivante dal non capire cosa stessi facendo della mia vita, chi volessi diventare, e probabilmente anche se volessi diventare qualcuno o qualcosa. Praticamente, un treno lanciato a trecento all&#8217;ora, senza binari. Poich\u00e9 i binari avrei dovuto gettarli prima di avanzare, ma non avevo n\u00e9 l&#8217;esperienza per farlo, tantomeno la pazienza di impegnarmici. Tanto convinto ero che in qualche modo qualcun altro l&#8217;avrebbe fatto per me. Che mi era dovuto.<br \/>\nCos\u00ec, nell&#8217;autunno del 2002, poco meno di undici anni fa, mi ritrovo a scrivere:<\/p>\n<p><em>sono morto dentro..<br \/>\npotr\u00f2 anche sembrare il solito deficente che fa casino, ma sono morto dentro..<br \/>\nse non si han pi\u00f9 sentimenti..<br \/>\ncosa \u00e8 una persona..<\/em><\/p>\n<p>Poche settimane dopo, provarci. A non esserlo pi\u00f9 solamente dentro.<br \/>\nFallire. Non capendo cosa avesse fermato quella folle corsa contro quel pilone.<br \/>\nTutt&#8217;ora non ne ho idea. Mi piace pensare che qualcuno abbia gettato uno sguardo gi\u00f9 su quella strada. Forse \u00e8 un mio bisogno, una mia difesa. Non lo so.<br \/>\nProbabilmente avevo cos\u00ec bisogno di qualcuno che mi guidasse, che ho voluto credere cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ma non era finita. Non \u00e8 che dentro fossi rinato, anzi. Cos\u00ec dopo altre poche settimane mi ritrovo su un letto d&#8217;ospedale, con il cuore che fa i salti mortali all&#8217;indietro, che in qualche modo inizia a suggerirmi: <em>&#8220;Non puoi andare avanti cos\u00ec. E&#8217; ora che inizi a curare le tue ferite.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Il resto \u00e8 storia. E&#8217; tutta qui, su questo blog.<br \/>\nMa se non avessi trovato chi mi ha aiutato, in quei momenti, quella dottoressa che mi ha raccolto e ricomposto quando la mia mente era sull&#8217;orlo di frammentarsi del tutto, la mia seconda vita non sarebbe mai iniziata.<\/p>\n<p>Questo non per dire che sono stato bravo, fortunato, o miracolato. Ma semplicemente raccontare cosa \u00e8 successo a me. Poterlo dire, oggi. Aver fatto pace col proprio passato. Aver provato cosa vuol dire essere morto dentro, aver provato la disperazione della depressione. E, in qualche modo, riuscire a comprendere un gesto estremo. Stavolta, purtroppo, non fallito.<br \/>\nNon credo sia questione di fortuna o sfortuna. Ricordo che un prof diceva che era inutile provare a salvare uno che voleva farla finita. Prima o poi ci sarebbe riuscito comunque. Potevamo solamente provare a offrire un&#8217;alternativa, ma senza imporla. Senza obbligare l&#8217;altro a vivere. Senza pretendere di salvarlo. Perch\u00e9 non siamo salvatori, ma solamente persone anche noi.<\/p>\n<p>Ora, i giorni scorsi si fanno sentire.<br \/>\nProvo rabbia di fronte alla mia impotenza. E&#8217; difficile farsene una ragione.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 colpa, n\u00e9 mia, n\u00e9 tua. Non potevamo farci nulla.<br \/>\nMa questa rabbia va fatta uscire. Se rimane dentro, il dolore aumenta, la rabbia cresce ancora di pi\u00f9, e il circolo vizioso si innesca. Ora lo conosco, so come curare le mie ferite.<br \/>\nE&#8217; gi\u00e0 qualcosa. 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