{"id":576,"date":"2013-03-14T12:59:26","date_gmt":"2013-03-14T11:59:26","guid":{"rendered":"http:\/\/iow.no-ip.com\/?p=576"},"modified":"2013-03-15T10:57:48","modified_gmt":"2013-03-15T09:57:48","slug":"futuro-e-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/?p=576","title":{"rendered":"Futuro e speranza"},"content":{"rendered":"<p>Se l&#8217;anno scorso l&#8217;ho passato in comunit\u00e0 a studiare la psicosi nelle sue forme pi\u00f9 varie e distruttive, e negli ultimi anni ho potuto osservare i disturbi di personalit\u00e0 nella cerchia delle amicizie e degli affetti, quest&#8217;anno l&#8217;ho iniziato invece navigando nel mondo dei nevrotici.<br \/>\nPer varie ragioni. Ma, principalmente, perch\u00e8 voglio esplorare tutti i possibili contesti, cercare di conoscere ogni mondo, prima di fare come molti altri colleghi e lanciarmi in diagnosi spesso senza n\u00e9 capo n\u00e9 coda. A cominciare dal Paese in cui vivo.<\/p>\n<p><em>&#8220;I nostri avversari ci accusano e accusano me in particolare di essere intolleranti e litigiosi. Dicono che rifiutiamo il dialogo con gli altri partiti. Dicono che non siamo affatto democratici perch\u00e9 vogliamo sfasciare tutto. Quindi sarebbe tipicamente democratico avere una trentina di partiti? Devo ammettere una cosa \u2013 questi signori hanno perfettamente ragione. Siamo intolleranti. Ci siamo dati un obiettivo, spazzare questi partiti politici fuori dal parlamento. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni&#8230; invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi! E chi \u00e8 il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili! Io vengo confuso&#8230; oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento&#8230; mi hanno proposto un\u2019alleanza. Cos\u00ec ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico&#8230; noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E\u2019 un movimento che non pu\u00f2 essere fermato&#8230; non capiscono che questo movimento \u00e8 tenuto insieme da una forza inarrestabile che non pu\u00f2 essere distrutta&#8230; noi non siamo un partito, rappresentiamo l\u2019intero popolo, un popolo nuovo.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Ora, se non l&#8217;avete gi\u00e0 letto in altri posti, e in quel caso avete gi\u00e0 la soluzione, provate a immaginare chi ha fatto questo bel discorsetto.<br \/>\nSembra decisamente un italiano, un rivoluzionario, forse d&#8217;altri tempi ma anche no, in ogni caso una persona che, per quello che ha detto, molti voterebbero. In una parola, Beppe Grillo.<br \/>\nNonostante le strenue difese di molti suoi sostenitori, senza un arringatore di folla come lui, col cavolo che il suo movimento prendeva il 25% dei voti alle ultime elezioni. Ancor peggio sarebbe andata se come leader ci fosse stato Casaleggio che, senza citare il suo passato un p\u00f2 scomodo (google aiuta in questi casi) ha profetizzato una nuova guerra mondiale nel 2020. Proprio quello di cui abbiamo bisogno, eh.<br \/>\nE tutto questo, alla faccia della cosiddetta &#8220;democrazia liquida&#8221;.<br \/>\nForse sarebbe il caso di dire &#8220;liquefatta&#8221;, visto che il discorso sopra appartiene al signor Adolf Hitler, pronunciato di fronte alla nazione nel 1932. Come dire, ottant&#8217;anni buttati nel cesso, ottant&#8217;anni bruciati dai fiori di loto.<\/p>\n<p>Qual&#8217;\u00e8 il punto?<br \/>\nGrillo, e i suoi sostenitori, hanno portato avanti un concetto a loro difesa nell&#8217;ultimo anno: meglio un salto nel vuoto con lui che la situazione attuale, meglio lanciarsi nel vuoto che scegliere nuovamente uno dei &#8220;soliti&#8221;, tutti &#8220;uguali&#8221;.<br \/>\nCerto, un bel cambiamento. Peccato che da un salto nel vuoto si possa uscire, nella peggiore delle ipotesi, solo con le ossa rotte. Perch\u00e8 forse vivere da vegetali \u00e8 peggio che crepare.<br \/>\nSegno comunque della mancanza di fiducia nel futuro. Che la speranza \u00e8 morta.<br \/>\nOra, da un punto di vista pi\u00f9 clinico, la mancanza di fiducia e di speranza permanenti sono indici spesso inequivocabili di depressione. Quindi l&#8217;Italia sarebbe depressa. E non a caso, credo, la crisi economica viene definita anche come &#8220;depressione&#8221;.<br \/>\nE dalla depressione, oltretutto, molti cercano conforto nella morte. Tanto vale buttarsi gi\u00f9 dal burrone allora, fare un salto nel vuoto.<br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2013\/03\/lavoro-depressione.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><br \/>\nCredo di essere stato sufficientemente provocante. O forse no?<br \/>\nMa allora, come combattere questo vissuto di morte anticipata? Credo, sperando di non sbagliare, che sia proprio la speranza, la fiducia, l&#8217;atteggiamento da nutrire. Nutrire proprio nel senso di alimentarlo, cercando attivamente di contrastare l&#8217;avanzata della falce, non arrendendosi all&#8217;evidenza che le cose sono ormai cos\u00ec e che non si pu\u00f2 cambiare, e che quindi sia meglio radere al suolo tutto. Che siamo sufficientemente evoluti da poter sconfiggere un nostro stesso vissuto. Mettersi in gioco in prima persona, smettere di pensare che si possa &#8220;delegare&#8221; a qualcuno il potere assoluto. E che un salto nel vuoto non risolve mai i problemi, se non in &#8220;modo definitivo&#8221;. Il che non mi sembra una opzione considerabile.<br \/>\nSolo il confronto continuo, la capacit\u00e0 di dialogare, di scendere a compromessi, di cercare l&#8217;accordo, \u00e8 la radice della democrazia. Perch\u00e8 tutti dovrebbero essere rappresentati, sentirsi rappresentati e protagonisti. Criminali e delinquenti a parte, ovviamente.<\/p>\n<p>E riguardo alle altre nevrosi?<br \/>\nBeh, ho iniziato a lavorare. Un contesto totalmente differente da quello della comunit\u00e0, per certi versi simile a quello dell&#8217;altra mia esperienza lavorativa, solo che nel frattempo son cambiato io. Quello che vedo, e come lo interpreto.<br \/>\nE per quanto questo lavoro mi piaccia, per quanto sia in grado di farlo &#8211; e devo dire, anche piuttosto bene &#8211; non mi completa. Non potr\u00e0 mai completarmi. Come d&#8217;altro canto il dedicarmi totalmente al mondo delle psicosi non mi completerebbe.<br \/>\nLa mia resa, incondizionata, \u00e8 una scelta. Una resa per\u00f2 consapevole e priva di rassegnazione, che considero piuttosto segno di fiducia verso il futuro.<br \/>\nUna resa al fatto che probabilmente la mia vita si orienta a essere ogni giorno pi\u00f9 complessa, in un mondo nel quale l&#8217;impegno \u00e8 richiesto a 360 gradi, impegno al quale non ho alcuna intenzione di sottrarmi.<\/p>\n<p>E questo \u00e8 quanto. Sono stati tre mesi di silenzio, mettere a fuoco il mio ruolo in questa fase non \u00e8 stato facile, anzi credo di essere ancora lungi dal comprenderlo fino in fondo. La prossima tappa \u00e8 l&#8217;abilitazione, a giugno, poi una nuova casa, e dopo ancora&#8230; il futuro. Con fiducia, e speranza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se l&#8217;anno scorso l&#8217;ho passato in comunit\u00e0 a studiare la psicosi nelle sue forme pi\u00f9 varie e distruttive, e negli ultimi anni ho potuto osservare i disturbi di personalit\u00e0 nella cerchia delle amicizie e degli affetti, quest&#8217;anno l&#8217;ho iniziato invece navigando nel mondo dei nevrotici.<br \/>\nPer varie ragioni. Ma, principalmente, perch\u00e8 voglio esplorare tutti i possibili contesti, cercare di conoscere ogni mondo, prima di fare come molti altri colleghi e lanciarmi in diagnosi spesso senza n\u00e9 capo n\u00e9 coda. A cominciare dal Paese in cui vivo.<\/p>\n<p><em>&#8220;I nostri avversari ci accusano e accusano me in particolare di essere intolleranti e litigiosi. Dicono che rifiutiamo il dialogo con gli altri partiti. Dicono che non siamo affatto democratici perch\u00e9 vogliamo sfasciare tutto. Quindi sarebbe tipicamente democratico avere una trentina di partiti? Devo ammettere una cosa \u2013 questi signori hanno perfettamente ragione. Siamo intolleranti. Ci siamo dati un obiettivo, spazzare questi partiti politici fuori dal parlamento. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni&#8230; invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi! E chi \u00e8 il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili! Io vengo confuso&#8230; oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento&#8230; mi hanno proposto un\u2019alleanza. Cos\u00ec ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico&#8230; noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E\u2019 un movimento che non pu\u00f2 essere fermato&#8230; non capiscono che questo movimento \u00e8 tenuto insieme da una forza inarrestabile che non pu\u00f2 essere distrutta&#8230; noi non siamo un partito, rappresentiamo l\u2019intero popolo, un popolo nuovo.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Ora, se non l&#8217;avete gi\u00e0 letto in altri posti, e in quel caso avete gi\u00e0 la soluzione, provate a immaginare chi ha fatto questo bel discorsetto.<br \/>\nSembra decisamente un italiano, un rivoluzionario, forse d&#8217;altri tempi ma anche no, in ogni caso una persona che, per quello che ha detto, molti voterebbero. In una parola, Beppe Grillo.<br \/>\nNonostante le strenue difese di molti suoi sostenitori, senza un arringatore di folla come lui, col cavolo che il suo movimento prendeva il 25% dei voti alle ultime elezioni. Ancor peggio sarebbe andata se come leader ci fosse stato Casaleggio che, senza citare il suo passato un p\u00f2 scomodo (google aiuta in questi casi) ha profetizzato una nuova guerra mondiale nel 2020. Proprio quello di cui abbiamo bisogno, eh.<br \/>\nE tutto questo, alla faccia della cosiddetta &#8220;democrazia liquida&#8221;.<br \/>\nForse sarebbe il caso di dire &#8220;liquefatta&#8221;, visto che il discorso sopra appartiene al signor Adolf Hitler, pronunciato di fronte alla nazione nel 1932. Come dire, ottant&#8217;anni buttati nel cesso, ottant&#8217;anni bruciati dai fiori di loto.<\/p>\n<p>Qual&#8217;\u00e8 il punto?<br \/>\nGrillo, e i suoi sostenitori, hanno portato avanti un concetto a loro difesa nell&#8217;ultimo anno: meglio un salto nel vuoto con lui che la situazione attuale, meglio lanciarsi nel vuoto che scegliere nuovamente uno dei &#8220;soliti&#8221;, tutti &#8220;uguali&#8221;.<br \/>\nCerto, un bel cambiamento. Peccato che da un salto nel vuoto si possa uscire, nella peggiore delle ipotesi, solo con le ossa rotte. Perch\u00e8 forse vivere da vegetali \u00e8 peggio che crepare.<br \/>\nSegno comunque della mancanza di fiducia nel futuro. Che la speranza \u00e8 morta.<br \/>\nOra, da un punto di vista pi\u00f9 clinico, la mancanza di fiducia e di speranza permanenti sono indici spesso inequivocabili di depressione. Quindi l&#8217;Italia sarebbe depressa. E non a caso, credo, la crisi economica viene definita anche come &#8220;depressione&#8221;.<br \/>\nE dalla depressione, oltretutto, molti cercano conforto nella morte. Tanto vale buttarsi gi\u00f9 dal burrone allora, fare un salto nel vuoto.<br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2013\/03\/lavoro-depressione.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><br \/>\nCredo di essere stato sufficientemente provocante. O forse no?<br \/>\nMa allora, come combattere questo vissuto di morte anticipata? Credo, sperando di non sbagliare, che sia proprio la speranza, la fiducia, l&#8217;atteggiamento da nutrire. Nutrire proprio nel senso di alimentarlo, cercando attivamente di contrastare l&#8217;avanzata della falce, non arrendendosi all&#8217;evidenza che le cose sono ormai cos\u00ec e che non si pu\u00f2 cambiare, e che quindi sia meglio radere al suolo tutto. Che siamo sufficientemente evoluti da poter sconfiggere un nostro stesso vissuto. Mettersi in gioco in prima persona, smettere di pensare che si possa &#8220;delegare&#8221; a qualcuno il potere assoluto. E che un salto nel vuoto non risolve mai i problemi, se non in &#8220;modo definitivo&#8221;. Il che non mi sembra una opzione considerabile.<br \/>\nSolo il confronto continuo, la capacit\u00e0 di dialogare, di scendere a compromessi, di cercare l&#8217;accordo, \u00e8 la radice della democrazia. Perch\u00e8 tutti dovrebbero essere rappresentati, sentirsi rappresentati e protagonisti. Criminali e delinquenti a parte, ovviamente.<\/p>\n<p>E riguardo alle altre nevrosi?<br \/>\nBeh, ho iniziato a lavorare. Un contesto totalmente differente da quello della comunit\u00e0, per certi versi simile a quello dell&#8217;altra mia esperienza lavorativa, solo che nel frattempo son cambiato io. Quello che vedo, e come lo interpreto.<br \/>\nE per quanto questo lavoro mi piaccia, per quanto sia in grado di farlo &#8211; e devo dire, anche piuttosto bene &#8211; non mi completa. Non potr\u00e0 mai completarmi. Come d&#8217;altro canto il dedicarmi totalmente al mondo delle psicosi non mi completerebbe.<br \/>\nLa mia resa, incondizionata, \u00e8 una scelta. Una resa per\u00f2 consapevole e priva di rassegnazione, che considero piuttosto segno di fiducia verso il futuro.<br \/>\nUna resa al fatto che probabilmente la mia vita si orienta a essere ogni giorno pi\u00f9 complessa, in un mondo nel quale l&#8217;impegno \u00e8 richiesto a 360 gradi, impegno al quale non ho alcuna intenzione di sottrarmi.<\/p>\n<p>E questo \u00e8 quanto. Sono stati tre mesi di silenzio, mettere a fuoco il mio ruolo in questa fase non \u00e8 stato facile, anzi credo di essere ancora lungi dal comprenderlo fino in fondo. 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