{"id":426,"date":"2012-04-06T10:56:10","date_gmt":"2012-04-06T09:56:10","guid":{"rendered":"http:\/\/iow.no-ip.com\/?p=426"},"modified":"2012-04-30T20:34:30","modified_gmt":"2012-04-30T19:34:30","slug":"senza-pelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/?p=426","title":{"rendered":"Senza pelle"},"content":{"rendered":"<p>Cos&#8217;\u00e8 la pazzia?<br \/>\nCinque anni a studiare psicologia, il disagio mentale, decine di teorie non esaustive e altrettanti autori che sembra abbiano fatto dell&#8217;autoaffermazione la loro stessa ragione di vita, centinaia di scuole di specializzazione in perenne lotta tra loro per accaparrarsi studenti danarosi, migliaia di specialisti o aspiranti tali impegnati nel dimostrare la loro supremazia, e una sola domanda&#8230; <strong><em>Cos&#8217;\u00e8 la pazzia?<\/em><\/strong><br \/>\nUna domanda che mi rimarrebbe in testa come un chiodo fisso. Forse, senza risposta.<br \/>\nUso il condizionale perch\u00e8, senza la presunzione di essere riuscito a risolvere l&#8217;enigma, forse almeno ora ce l&#8217;ho davanti. Forse ora almeno riesco a intravedere qualcosa che, seppur attraverso il filtro di questi occhi miopi, si spinge fino nelle profondit\u00e0 della mia anima.<br \/>\nEd \u00e8 difficile, perch\u00e8 \u00e8 una luce che acceca, ed al contempo un buco nero che ogni cosa inghiotte.<br \/>\nCredo sia impossibile da spiegare&#8230; se non ce l&#8217;hai davanti. E ti disorienta al punto che le parole che provo a scrivere sembrano confuse, e appaiono come un quadro impressionistico.<\/p>\n<p>Una cosa per\u00f2 posso dirla con assoluta certezza.<br \/>\nLa pazzia non \u00e8 malvagit\u00e0. Non \u00e8 quella lucida follia descritta da film e romanzi, permeati di personaggi oscuri e tenebrosi, spesso responsabili di spargimenti di sangue, dolore e morte. Non assomiglia neanche lontanamente a tutto ci\u00f2 che il senso comune vuole farci credere, ed \u00e8 anni luce dall&#8217;immaginario collettivo del <em>&#8220;matto&#8221;<\/em>.<br \/>\nAl contrario&#8230; lo ribadisco&#8230; nei pazienti che sto incontrando nel mio cammino si intravede l&#8217;umanit\u00e0 pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 vera. Nonostante il dolore che permea le loro esistenze, le difficolt\u00e0 che spesso nemmeno loro riescono a comprendere, dai loro corpi trasudano sentimenti che noi &#8220;normali&#8221; nemmeno possiamo immaginare&#8230;<br \/>\nE non prendo a caso una frase ad effetto da Blade Runner. E&#8217; l&#8217;unica metafora che mi sembra comprensibile.<br \/>\nI matti&#8230; sono come <em><strong>senza pelle<\/strong><\/em>. Tutto impatta addosso a loro senza alcuna barriera protettiva, sono esposti a ogni genere di attacco come un organismo privo di sistema immunitario, che si arrangia come pu\u00f2 per ripararsi da una fine altrimenti certa. Ogni parola, ogni emozione, arriva direttamente al profondo del loro cuore, senza che possano in qualche modo modulare gli stimoli che li circondano.<br \/>\nE altrettanto proiettano all&#8217;esterno. Tutto esce, non vi sono le migliaia di filtri che noi mettiamo tra mente e parola, tra pensiero e azione. E spesso escono talmente incomprensibili che ci rispondiamo &#8220;sono matti&#8221;.<\/p>\n<p>Ecco questa parola&#8230; non sono loro matti, siamo noi che li definiamo tali. Per cercare di ricondurre tutto a una normalit\u00e0, a uno standard a noi comprensibile, poich\u00e8 siamo terrorizzati dall&#8217;inesplicabile.<br \/>\nTutto ci\u00f2 che non riconosciamo come nostro&#8230; lo definiamo <em><strong>altro. Diverso. Pazzo. Malato.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Ma quindi&#8230; il matto \u00e8 pericoloso? O meglio, per citare una domanda che spesso mi fanno&#8230; <em>Non \u00e8 che rischi di uscire di senno a frequentare un ambiente pieno di matti?<\/em><br \/>\nMa in effetti&#8230;se la pazzia l&#8217;abbiamo definita noi&#8230;come pu\u00f2 essere possibile anche porsi una simile domanda?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 di pi\u00f9.<br \/>\nSono senza pelle, dicevo. E stando accanto a loro impari a riconoscere emozioni, sguardi e parole che altrimenti ti scivolerebbero via come una pioggia che non bagna.<br \/>\nOra ogni parola, anche quelle pi\u00f9 assurde, hanno una sua logica. Difficile, certamente non binaria, probabilmente con pi\u00f9 stati di quelli possibili in termini quantistici.<br \/>\nE inizi a vedere il mondo con occhi diversi. Attraverso le storie che ti raccontano, attraverso la miriade di emozioni disorganizzate che per loro sono la normalit\u00e0.<br \/>\nAd apprezzare ogni istante della tua vita, a sforzarti di comprendere punti di vista differenti dai tuoi, ad accettare che talvolta non puoi proprio capire e te la devi metter via.<br \/>\n<img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/iow.no-ip.com\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/impersonificazionemichele.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"295\" \/><br \/>\nSono pi\u00f9 umani di noi, credo. Pi\u00f9 sinceri, pi\u00f9 profondi, pi\u00f9 veri. Non esiste la cattiveria, non esiste la malvagit\u00e0, i rancori, non esiste nulla di tutto ci\u00f2.<br \/>\nDietro ogni atto, ogni parola, anche la pi\u00f9 volgare, capisci che c&#8217;\u00e8 un perch\u00e8. Che c&#8217;\u00e8 qualcosa che a te \u00e8 incomprensibile, eppure <strong><em>c&#8217;\u00e8<\/em><\/strong>.<br \/>\nCi\u00f2 mi permette di guardare anche al resto del mondo con occhi diversi. Di accettare, di comprendere, anche quello che la mia indole mi farebbe rifiutare e combattere fino alla morte.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 altro per cui vale la pena morire. Non certamente le quattro cazzate per cui regolarmente ci danniamo l&#8217;anima.<\/p>\n<p>Questo per rispondere a quelle domande&#8230; Non so se sia sufficentemente chiaro, non sono nemmeno sicuro che possa esserlo. Bisogna viverlo, per poterci anche solo provare a capirci qualcosa.<\/p>\n<p>Ora sto pensando ai <strong><em>tre anni<\/em><\/strong> appena trascorsi. Non \u00e8 un numero casuale, non lo \u00e8 mai.<br \/>\nTre anni fa per qualcuno tutto \u00e8 cambiato. Sono crollati palazzi, \u00e8 stata sconvolta la vita di ogni giorno, sono mancati gli affetti pi\u00f9 cari. Il mio pensiero va a loro, e contemporaneamente investe me, che penso al mio cammino da quei momenti ad ora.<br \/>\nA quanto mi abbiano dato le esperienze vissute, a quanto mi manchi la vita in citt\u00e0, l&#8217;universit\u00e0, i compagni di appartamento, alla perenne domanda se io stia facendo davvero tutte le scelte giuste, a dove saranno finiti tutti gli affetti che ora sono lontani&#8230; e infine anche alla comunit\u00e0 dove ho fatto tirocinio fino ad oggi.<\/p>\n<p>Gi\u00e0. Un altro cambiamento. Anche qui, un altro piccolo lutto da affrontare.<br \/>\nTra pochi giorni, una nuova comunit\u00e0, nuovi ospiti, nuovi racconti, nuove vite che aspettano solo di essere condivise. <strong><em>Nuovi mondi<\/em><\/strong>.<br \/>\nMi son trovato talmente bene con operatori, colleghi e pazienti che ora questo cambiamento mi spaventa. Mi sembra di rivivere il lutto di quando ho lasciato Padova.<br \/>\nCredo che non sia casuale. Forse non l&#8217;ho ancora del tutto elaborato.<br \/>\nO forse un p\u00f2 senza pelle ora lo sono anche io.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos&#8217;\u00e8 la pazzia?<br \/>\nCinque anni a studiare psicologia, il disagio mentale, decine di teorie non esaustive e altrettanti autori che sembra abbiano fatto dell&#8217;autoaffermazione la loro stessa ragione di vita, centinaia di scuole di specializzazione in perenne lotta tra loro per accaparrarsi studenti danarosi, migliaia di specialisti o aspiranti tali impegnati nel dimostrare la loro supremazia, e una sola domanda&#8230; <strong><em>Cos&#8217;\u00e8 la pazzia?<\/em><\/strong><br \/>\nUna domanda che mi rimarrebbe in testa come un chiodo fisso. Forse, senza risposta.<br \/>\nUso il condizionale perch\u00e8, senza la presunzione di essere riuscito a risolvere l&#8217;enigma, forse almeno ora ce l&#8217;ho davanti. Forse ora almeno riesco a intravedere qualcosa che, seppur attraverso il filtro di questi occhi miopi, si spinge fino nelle profondit\u00e0 della mia anima.<br \/>\nEd \u00e8 difficile, perch\u00e8 \u00e8 una luce che acceca, ed al contempo un buco nero che ogni cosa inghiotte.<br \/>\nCredo sia impossibile da spiegare&#8230; se non ce l&#8217;hai davanti. E ti disorienta al punto che le parole che provo a scrivere sembrano confuse, e appaiono come un quadro impressionistico.<\/p>\n<p>Una cosa per\u00f2 posso dirla con assoluta certezza.<br \/>\nLa pazzia non \u00e8 malvagit\u00e0. Non \u00e8 quella lucida follia descritta da film e romanzi, permeati di personaggi oscuri e tenebrosi, spesso responsabili di spargimenti di sangue, dolore e morte. Non assomiglia neanche lontanamente a tutto ci\u00f2 che il senso comune vuole farci credere, ed \u00e8 anni luce dall&#8217;immaginario collettivo del <em>&#8220;matto&#8221;<\/em>.<br \/>\nAl contrario&#8230; lo ribadisco&#8230; nei pazienti che sto incontrando nel mio cammino si intravede l&#8217;umanit\u00e0 pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 vera. Nonostante il dolore che permea le loro esistenze, le difficolt\u00e0 che spesso nemmeno loro riescono a comprendere, dai loro corpi trasudano sentimenti che noi &#8220;normali&#8221; nemmeno possiamo immaginare&#8230;<br \/>\nE non prendo a caso una frase ad effetto da Blade Runner. E&#8217; l&#8217;unica metafora che mi sembra comprensibile.<br \/>\nI matti&#8230; sono come <em><strong>senza pelle<\/strong><\/em>. Tutto impatta addosso a loro senza alcuna barriera protettiva, sono esposti a ogni genere di attacco come un organismo privo di sistema immunitario, che si arrangia come pu\u00f2 per ripararsi da una fine altrimenti certa. Ogni parola, ogni emozione, arriva direttamente al profondo del loro cuore, senza che possano in qualche modo modulare gli stimoli che li circondano.<br \/>\nE altrettanto proiettano all&#8217;esterno. Tutto esce, non vi sono le migliaia di filtri che noi mettiamo tra mente e parola, tra pensiero e azione. E spesso escono talmente incomprensibili che ci rispondiamo &#8220;sono matti&#8221;.<\/p>\n<p>Ecco questa parola&#8230; non sono loro matti, siamo noi che li definiamo tali. Per cercare di ricondurre tutto a una normalit\u00e0, a uno standard a noi comprensibile, poich\u00e8 siamo terrorizzati dall&#8217;inesplicabile.<br \/>\nTutto ci\u00f2 che non riconosciamo come nostro&#8230; lo definiamo <em><strong>altro. Diverso. Pazzo. Malato.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Ma quindi&#8230; il matto \u00e8 pericoloso? O meglio, per citare una domanda che spesso mi fanno&#8230; <em>Non \u00e8 che rischi di uscire di senno a frequentare un ambiente pieno di matti?<\/em><br \/>\nMa in effetti&#8230;se la pazzia l&#8217;abbiamo definita noi&#8230;come pu\u00f2 essere possibile anche porsi una simile domanda?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 di pi\u00f9.<br \/>\nSono senza pelle, dicevo. E stando accanto a loro impari a riconoscere emozioni, sguardi e parole che altrimenti ti scivolerebbero via come una pioggia che non bagna.<br \/>\nOra ogni parola, anche quelle pi\u00f9 assurde, hanno una sua logica. Difficile, certamente non binaria, probabilmente con pi\u00f9 stati di quelli possibili in termini quantistici.<br \/>\nE inizi a vedere il mondo con occhi diversi. Attraverso le storie che ti raccontano, attraverso la miriade di emozioni disorganizzate che per loro sono la normalit\u00e0.<br \/>\nAd apprezzare ogni istante della tua vita, a sforzarti di comprendere punti di vista differenti dai tuoi, ad accettare che talvolta non puoi proprio capire e te la devi metter via.<br \/>\n<img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/iow.no-ip.com\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/impersonificazionemichele.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"295\" \/><br \/>\nSono pi\u00f9 umani di noi, credo. Pi\u00f9 sinceri, pi\u00f9 profondi, pi\u00f9 veri. Non esiste la cattiveria, non esiste la malvagit\u00e0, i rancori, non esiste nulla di tutto ci\u00f2.<br \/>\nDietro ogni atto, ogni parola, anche la pi\u00f9 volgare, capisci che c&#8217;\u00e8 un perch\u00e8. Che c&#8217;\u00e8 qualcosa che a te \u00e8 incomprensibile, eppure <strong><em>c&#8217;\u00e8<\/em><\/strong>.<br \/>\nCi\u00f2 mi permette di guardare anche al resto del mondo con occhi diversi. Di accettare, di comprendere, anche quello che la mia indole mi farebbe rifiutare e combattere fino alla morte.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 altro per cui vale la pena morire. Non certamente le quattro cazzate per cui regolarmente ci danniamo l&#8217;anima.<\/p>\n<p>Questo per rispondere a quelle domande&#8230; Non so se sia sufficentemente chiaro, non sono nemmeno sicuro che possa esserlo. Bisogna viverlo, per poterci anche solo provare a capirci qualcosa.<\/p>\n<p>Ora sto pensando ai <strong><em>tre anni<\/em><\/strong> appena trascorsi. Non \u00e8 un numero casuale, non lo \u00e8 mai.<br \/>\nTre anni fa per qualcuno tutto \u00e8 cambiato. Sono crollati palazzi, \u00e8 stata sconvolta la vita di ogni giorno, sono mancati gli affetti pi\u00f9 cari. Il mio pensiero va a loro, e contemporaneamente investe me, che penso al mio cammino da quei momenti ad ora.<br \/>\nA quanto mi abbiano dato le esperienze vissute, a quanto mi manchi la vita in citt\u00e0, l&#8217;universit\u00e0, i compagni di appartamento, alla perenne domanda se io stia facendo davvero tutte le scelte giuste, a dove saranno finiti tutti gli affetti che ora sono lontani&#8230; e infine anche alla comunit\u00e0 dove ho fatto tirocinio fino ad oggi.<\/p>\n<p>Gi\u00e0. Un altro cambiamento. Anche qui, un altro piccolo lutto da affrontare.<br \/>\nTra pochi giorni, una nuova comunit\u00e0, nuovi ospiti, nuovi racconti, nuove vite che aspettano solo di essere condivise. <strong><em>Nuovi mondi<\/em><\/strong>.<br \/>\nMi son trovato talmente bene con operatori, colleghi e pazienti che ora questo cambiamento mi spaventa. Mi sembra di rivivere il lutto di quando ho lasciato Padova.<br \/>\nCredo che non sia casuale. 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