{"id":268,"date":"2011-11-05T18:10:15","date_gmt":"2011-11-05T18:10:15","guid":{"rendered":"http:\/\/iowtest.sytes.net\/?p=268"},"modified":"2011-11-05T18:10:15","modified_gmt":"2011-11-05T18:10:15","slug":"cinque-anni...-dalla-crisi-all&#039;opportunit\u00e0...-e-congedo.","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/?p=268","title":{"rendered":"Cinque anni&#8230; dalla crisi all&#039;opportunit\u00e0&#8230; e congedo."},"content":{"rendered":"<p>Sono ormai trascorse due settimane dal fatidico 19 ottobre. Una fase si conclude, un&#039;altra inizia. E inevitabilmente ripenso a tutto il percorso di questi cinque anni, da come l&#039;ho scelto, a chi ho incontrato, a dove sono giunto, fino a&#8230; e adesso?<br \/>\nRicordo benissimo quella serata al Samsara dell&#039;estate 2005, pare ieri, nella quale tra una birra e una sigaretta con un amico storico, di quelli che ci sono e saranno sempre, maturavo la scelta di dare una svolta alla mia vita, di renderla tale e non pi\u00f9 una semplice esistenza.<br \/>\nGli anni subito precedenti mi avevano svelato aspetti della personalit\u00e0 umana per me assolutamente nuovi. Avevo ricevuto pedate sui coglioni di intensit\u00e0 non indifferente, e non ero riuscito a rialzarmi, abituato com&#039;ero a pensare in binario, a vedere tutto o bianco o nero, buono o cattivo, sano o malato. Non immaginavo nemmeno che le sofferenze interiori potessero pervadere cos\u00ec a fondo una persona, sia nell&#039;animo che nel corpo. Portandoti sulla soglia del burrone, fino a lanciartici, e lasciarsi cadere gi\u00f9, sperando di raggiungere il fondo quanto prima.<br \/>\nVolevo capire, ma soprattutto mi rendevo conto che tutte le certezze sulle quali avevo basato la mia esistenza erano fallaci, illusorie. Mi rendevo conto che quel lavoro stabile che avevo agguantato sulla scia di un destino gi\u00e0 scritto non mi offriva nulla di pi\u00f9 che un conto in banca. E desideravo altro.<br \/>\nVolevo di pi\u00f9. Volevo fare di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, qualche mese dopo, a marzo 2006, meditata bene la decisione, consegnai al capo una letterina per la quale mi maled\u00ec per settimane. Era l&#039;independence day, fanculo alla vecchia esistenza, ricordo che lo festeggiai con una grande bevuta circondato da tutti gli amici storici, di quelli che c&#039;erano e ci saranno, negli alti e bassi, sempre e comunque.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 settembre di quell&#039;anno, iscrizione e primi esami, e la sensazione continua di &quot;ma sono sicuro di quello che sto facendo?&quot;. Domanda che ignoravo, o alla quale rispondevo con un saccente &quot;certo che sono sicuro&quot;, quando invece sognavo la notte di essere in ufficio. Gli amici mi spronavano, qualcuno mi diceva &quot;te si st\u00e0 matto a mollare un lavoro sicuro come queo!&quot;, ma un p\u00f2 per testardaggine, un p\u00f2 per curiosit\u00e0, si superavano i primi scogli, i primi esami, mentre tessevo nuove relazioni, alcune delle quali fondamentali per quello che sono ora.<\/p>\n<p>Passarono i mesi, poi gli anni, mi scontrai con le medesime realt\u00e0 che gi\u00e0 avevo affrontato in passato, ma ora vedevo tutto sotto nuove luci. Se prima potevo adirarmi per alcune cose, ora mi scivolavano come pioggia su una superficie idrorepellente, mentre altre che prima non riuscivo a comprendere a fondo mi facevano soffrire e ribellare come e pi\u00f9 di un diavolo.<br \/>\nGi\u00e0, qualcosa stava cambiando. Non al di fuori, i problemi ai quali assistevo e con i quali dovevo misurarmi erano sempre uguali, la storia si ripeteva sempre inesorabile. Era al mio interno che stava cambiando tutto.<br \/>\nValori praticamente sconosciuti, o meglio, sopiti, emergevano con una forza spingendomi a prendere decisioni e parti che prima avrei semplicemente evitato perch\u00e8 esporsi era pericoloso. Mai sbilanciarsi troppo, si rischia, e poi il mondo rimane comunque uguale, non cambia mai niente.<br \/>\nOra rispondevo: fanculo, io tra qualche decina di anni creper\u00f2 come tutti, e non voglio lasciare questo posto un cesso come l&#039;ho trovato, riuscissi anche a spostare una sola foglia di un millimetro almeno non avr\u00f2 vissuto invano.<\/p>\n<p>Le amicizie sono state fondamentali in questo processo. A Padova ho conosciuto persone che, nonostante la giovane et\u00e0, sono state dei veri maestri nell&#039;aiutarmi a costruire e percorrere una via. E in appartamento poi, legami che si sono rafforzati, terreno di confronto reciproco. Una dimensione della quale sento un p\u00f2 la mancanza, sebbene sia ben cosciente che come tutte le fasi della vita anche quella non sarebbe durata oltre gli studi universitari.<br \/>\nE pure qui le amicizie sono state fondamentali, le persone incontrate, quelle perse, quelle che nonostante tutto c&#039;erano e ci saranno, quelle che non ci si vede quasi mai ma col pensiero si \u00e8 sempre vicini, quelle che percorrono cammini accidentati ma non crollano mai.<br \/>\n<img src=images\/crisi_opportunita.jpg popup=false\/><br \/>\nE dopo cinque anni&#8230;. cosa resta?<br \/>\nResta che sono davvero convinto. Ho toccato con mano il cambiamento. Ho provato cosa sia una crisi, ho provato cosa voglia dire risollevarsi semplicemente alterando la forza di gravit\u00e0.<br \/>\nHo visto che davvero il mondo pu\u00f2 cambiare, ma che il primo passo \u00e8 cambiare s\u00e9 stessi. E&#039; credere che sia possibile un futuro diverso, non arrendersi, non cedere alle difficolt\u00e0 della vita, alle cattiverie o alle pugnalate. Che quando tutto va storto&#8230; \u00e8 sufficiente girarsi e guardare il mondo diritto da un&#039;altra prospettiva.<\/p>\n<p>Questo ho compreso, in cinque anni. Che la psicologia non \u00e8, come dicono in tanti, una perdita di tempo, tante chiacchere e niente di concreto, un&#039;astrazione mentale fuori dal mondo reale.<br \/>\nChe da una crisi si pu\u00f2 innescare un cambiamento. Che la fine non arriva mai. Che basta girarsi, e si vede sempre un nuovo inizio. Che basta aprire gli occhi per incontrare un mondo in cui tutto \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Ora, a distanza di cinque anni, il percorso sembra giunto a un termine. In realt\u00e0, vedo gi\u00e0 un nuovo inizio davanti a me, e non vedo l&#039;ora che arrivi inizio dicembre.<br \/>\nCi sar\u00e0 chi non vedr\u00f2 pi\u00f9, chi rimarr\u00e0 come sempre al mio fianco, nuovi compagni di viaggio. Dove finir\u00f2 non lo so per certo. Ma non conta. Quello che vorrei lasciarmi dietro, e donare a tutti quelli che conosco, \u00e8 quello che ho scoperto&#8230; volete cambiare il mondo? Cambiate voi stessi. Spingete per il cambiamento. Non mollate mai nei momenti di sconforto, siate ottimisti. Magari non costruirete nuove citt\u00e0, non scoprirete nuovi mondi. Ma forse riuscirete a donare, anche a una sola persona, un momento felice. E concludere un domani il viaggio sapendo di non essere solo esistiti, ma di aver Vissuto. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono ormai trascorse due settimane dal fatidico 19 ottobre. Una fase si conclude, un&#039;altra inizia. E inevitabilmente ripenso a tutto il percorso di questi cinque anni, da come l&#039;ho scelto, a chi ho incontrato, a dove sono giunto, fino a&#8230; e adesso?<br \/>\nRicordo benissimo quella serata al Samsara dell&#039;estate 2005, pare ieri, nella quale tra una birra e una sigaretta con un amico storico, di quelli che ci sono e saranno sempre, maturavo la scelta di dare una svolta alla mia vita, di renderla tale e non pi\u00f9 una semplice esistenza.<br \/>\nGli anni subito precedenti mi avevano svelato aspetti della personalit\u00e0 umana per me assolutamente nuovi. Avevo ricevuto pedate sui coglioni di intensit\u00e0 non indifferente, e non ero riuscito a rialzarmi, abituato com&#039;ero a pensare in binario, a vedere tutto o bianco o nero, buono o cattivo, sano o malato. Non immaginavo nemmeno che le sofferenze interiori potessero pervadere cos\u00ec a fondo una persona, sia nell&#039;animo che nel corpo. Portandoti sulla soglia del burrone, fino a lanciartici, e lasciarsi cadere gi\u00f9, sperando di raggiungere il fondo quanto prima.<br \/>\nVolevo capire, ma soprattutto mi rendevo conto che tutte le certezze sulle quali avevo basato la mia esistenza erano fallaci, illusorie. Mi rendevo conto che quel lavoro stabile che avevo agguantato sulla scia di un destino gi\u00e0 scritto non mi offriva nulla di pi\u00f9 che un conto in banca. E desideravo altro.<br \/>\nVolevo di pi\u00f9. Volevo fare di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, qualche mese dopo, a marzo 2006, meditata bene la decisione, consegnai al capo una letterina per la quale mi maled\u00ec per settimane. Era l&#039;independence day, fanculo alla vecchia esistenza, ricordo che lo festeggiai con una grande bevuta circondato da tutti gli amici storici, di quelli che c&#039;erano e ci saranno, negli alti e bassi, sempre e comunque.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 settembre di quell&#039;anno, iscrizione e primi esami, e la sensazione continua di &quot;ma sono sicuro di quello che sto facendo?&quot;. Domanda che ignoravo, o alla quale rispondevo con un saccente &quot;certo che sono sicuro&quot;, quando invece sognavo la notte di essere in ufficio. Gli amici mi spronavano, qualcuno mi diceva &quot;te si st\u00e0 matto a mollare un lavoro sicuro come queo!&quot;, ma un p\u00f2 per testardaggine, un p\u00f2 per curiosit\u00e0, si superavano i primi scogli, i primi esami, mentre tessevo nuove relazioni, alcune delle quali fondamentali per quello che sono ora.<\/p>\n<p>Passarono i mesi, poi gli anni, mi scontrai con le medesime realt\u00e0 che gi\u00e0 avevo affrontato in passato, ma ora vedevo tutto sotto nuove luci. Se prima potevo adirarmi per alcune cose, ora mi scivolavano come pioggia su una superficie idrorepellente, mentre altre che prima non riuscivo a comprendere a fondo mi facevano soffrire e ribellare come e pi\u00f9 di un diavolo.<br \/>\nGi\u00e0, qualcosa stava cambiando. Non al di fuori, i problemi ai quali assistevo e con i quali dovevo misurarmi erano sempre uguali, la storia si ripeteva sempre inesorabile. Era al mio interno che stava cambiando tutto.<br \/>\nValori praticamente sconosciuti, o meglio, sopiti, emergevano con una forza spingendomi a prendere decisioni e parti che prima avrei semplicemente evitato perch\u00e8 esporsi era pericoloso. Mai sbilanciarsi troppo, si rischia, e poi il mondo rimane comunque uguale, non cambia mai niente.<br \/>\nOra rispondevo: fanculo, io tra qualche decina di anni creper\u00f2 come tutti, e non voglio lasciare questo posto un cesso come l&#039;ho trovato, riuscissi anche a spostare una sola foglia di un millimetro almeno non avr\u00f2 vissuto invano.<\/p>\n<p>Le amicizie sono state fondamentali in questo processo. A Padova ho conosciuto persone che, nonostante la giovane et\u00e0, sono state dei veri maestri nell&#039;aiutarmi a costruire e percorrere una via. E in appartamento poi, legami che si sono rafforzati, terreno di confronto reciproco. Una dimensione della quale sento un p\u00f2 la mancanza, sebbene sia ben cosciente che come tutte le fasi della vita anche quella non sarebbe durata oltre gli studi universitari.<br \/>\nE pure qui le amicizie sono state fondamentali, le persone incontrate, quelle perse, quelle che nonostante tutto c&#039;erano e ci saranno, quelle che non ci si vede quasi mai ma col pensiero si \u00e8 sempre vicini, quelle che percorrono cammini accidentati ma non crollano mai.<br \/>\n<img src=images\/crisi_opportunita.jpg popup=false\/><br \/>\nE dopo cinque anni&#8230;. cosa resta?<br \/>\nResta che sono davvero convinto. Ho toccato con mano il cambiamento. Ho provato cosa sia una crisi, ho provato cosa voglia dire risollevarsi semplicemente alterando la forza di gravit\u00e0.<br \/>\nHo visto che davvero il mondo pu\u00f2 cambiare, ma che il primo passo \u00e8 cambiare s\u00e9 stessi. E&#039; credere che sia possibile un futuro diverso, non arrendersi, non cedere alle difficolt\u00e0 della vita, alle cattiverie o alle pugnalate. Che quando tutto va storto&#8230; \u00e8 sufficiente girarsi e guardare il mondo diritto da un&#039;altra prospettiva.<\/p>\n<p>Questo ho compreso, in cinque anni. Che la psicologia non \u00e8, come dicono in tanti, una perdita di tempo, tante chiacchere e niente di concreto, un&#039;astrazione mentale fuori dal mondo reale.<br \/>\nChe da una crisi si pu\u00f2 innescare un cambiamento. Che la fine non arriva mai. Che basta girarsi, e si vede sempre un nuovo inizio. Che basta aprire gli occhi per incontrare un mondo in cui tutto \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Ora, a distanza di cinque anni, il percorso sembra giunto a un termine. In realt\u00e0, vedo gi\u00e0 un nuovo inizio davanti a me, e non vedo l&#039;ora che arrivi inizio dicembre.<br \/>\nCi sar\u00e0 chi non vedr\u00f2 pi\u00f9, chi rimarr\u00e0 come sempre al mio fianco, nuovi compagni di viaggio. Dove finir\u00f2 non lo so per certo. Ma non conta. Quello che vorrei lasciarmi dietro, e donare a tutti quelli che conosco, \u00e8 quello che ho scoperto&#8230; volete cambiare il mondo? Cambiate voi stessi. Spingete per il cambiamento. Non mollate mai nei momenti di sconforto, siate ottimisti. Magari non costruirete nuove citt\u00e0, non scoprirete nuovi mondi. Ma forse riuscirete a donare, anche a una sola persona, un momento felice. 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