{"id":256,"date":"2010-11-30T21:14:46","date_gmt":"2010-11-30T21:14:46","guid":{"rendered":"http:\/\/iowtest.sytes.net\/?p=256"},"modified":"2010-11-30T21:14:46","modified_gmt":"2010-11-30T21:14:46","slug":"conflitto-e-coesione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/?p=256","title":{"rendered":"Conflitto e coesione"},"content":{"rendered":"<p>Mi domando se il <strong>conflitto<\/strong> sia evitabile. O se lo cerchiamo e basta.<br \/>\nMi chiedo come si ponga questo in relazione alla <strong>coesione<\/strong> tra le persone e al loro essere come individui singoli.<br \/>\nCi rifletto da quasi un mese ormai, e sto giungendo alla conclusione che siamo allo stesso tempo sia gli artefici della guerra quanto della pace, dell&#039;essere gruppo quanto dell&#039;essere individualmente disgiunti.<\/p>\n<p>Lo vedo nel macroversante della <strong>politica<\/strong> e della vita collettiva. Ognuno pensa al suo orticello, finch\u00e8 siamo in pace. Poi uno inizia a pensare troppo al proprio tornaconto, e finisce per coinvolgere nei suoi interessi anche un altro, poi un altro ancora, e cos\u00ec via. Si viene a creare una fazione interna alla collettivit\u00e0, che tende a definire e distinguere il noi dal loro, escludendoli e tacciandoli di eresia e di malignit\u00e0. Facendo i propri comodi a discapito degli altri, e non pi\u00f9 semplicemente ignorandone la presenza.<br \/>\nA quel punto gli altri non riescono pi\u00f9 stare a guardare. E intervengono nella vita della nazione, sentendosi di nuovo tutti uniti per un obiettivo, dichiarandosi &quot;altro&quot; da tale fazione ma reificandone di fatto un&#039;altra.<br \/>\nE la guerra ha inizio, per abbattere la tirannia e la dittatura, per far trionfare la democrazia. E la storia, ovviamente, la far\u00e0 chi vince, delineando gli estremi di un nuovo periodo di pace.<br \/>\nPace che sar\u00e0 per\u00f2 temporanea. Non appena qualcuno inizier\u00e0 a pensare al proprio tornaconto, e a coinvolgervi qualche altro, a discapito del resto del mondo, il ciclo ricomincier\u00e0 dall&#039;inizio.<\/p>\n<p>Lo vedo nel versante, gi\u00e0 meno esteso, della <strong>vita associativa<\/strong>.<br \/>\nOgnuno pensa ai suoi affari, ritiene che la vita associativa in s\u00e8 non lo riguardi. Poi salta fuori il ducetto di turno, che per i propri interessi pretende di piegare l&#039;intero gruppo al suo volere e alle proprie necessit\u00e0. A questo si unisce un altro, e poi un altro ancora, e il risultato \u00e8 che si va, come sopra, verso una guerra, che crea paradossalmente coesione tra tutti gli altri soci, tutti uniti nell&#039;obiettivo comune di abbattere il duce.<br \/>\nE ci riescono, fortunatamente, nella maggioranza dei casi. Ma poi, di nuovo, tutti per i cavoli loro, senza pensare pi\u00f9 al bene della collettivit\u00e0, dimenticandosi di quel periodo che li ha visti tutti uniti a combattere per un ideale.<br \/>\nIn attesa che tra questi spunti un nuovo capetto, a scatenare un nuovo conflitto, una coesione, una vittoria, fino a un nuovo ritorno alla condizione singolare.<br \/>\n<img src=images\/conflitto_coesione.jpg popup=false\/><\/p>\n<p>L&#039;ho visto, l&#039;ho vissuto e lo vivo nel ramo delle <strong>amicizie<\/strong>.<br \/>\nOgnuno guarda al proprio tornaconto, si fa gli affari propri e considera lo stare insieme solo collaterale e funzionale al proprio bisogno di staccare la spina della routine settimanale per un paio di giorni di totale relax. Coesione zero, voglia pura di stare insieme zero. Lo si fa solamente per non stare soli.<br \/>\nMa ecco! Il tornaconto di uno diventa cos\u00ec importante da rischiare di fagocitare l&#039;interesse dei molti. E tra questi molti alcuni non ci stanno, si creano sottogruppi e via di battaglie.<br \/>\nNon importa chi vince, non importa chi perde. Ognuno \u00e8 convinto di quel che fa, i morti nelle guerre sono inevitabili e per certi versi addirittura funzionali.<br \/>\nMa poi, cosa rimane? Il risultato certo, prevedibilissimo, \u00e8 che terminato il conflitto ognuno se ne andr\u00e0 per la propria strada, e di quell&#039;essere gruppo, che tanto aveva fatto sentire uniti gli uni e gli altri nel perseguimento di un&#039;obiettivo comune, cio\u00e8 l&#039;abbattimento della tirannia, non rimane che il ricordo.<br \/>\nPer alcuni un ricordo come un&#039;altro, per altri nostalgia.<\/p>\n<p>Nostalgia, per me.<br \/>\nNostalgia di quel sentirsi uniti, di quell&#039;essere insieme che completa il proprio essere singolari. Di quel cercarsi anche senza un motivo logico, solo per il semplice fatto di desiderare di stare insieme. Del desiderio di sentirsi gruppo.<\/p>\n<p>Possibile che ci debba per forza essere sempre un &quot;qualcosa&quot; di esterno che obblighi le persone a riunirsi? Possibile che debba essere smentito l&#039;assioma che l&#039;esistenza umana \u00e8 principalmente <strong>plurale<\/strong>, e solo secondariamente <strong>individuale<\/strong>?<br \/>\nPossibile che dobbiamo ricorrere a conflitti e guerre cicliche solo per recuperare quel senso di unit\u00e0 che dovremmo invece desiderare quotidianamente? Ma a questo punto sono solo i fini belli e buoni che muovono il nostro riunirci?<\/p>\n<p>Forse ho solo scoperto l&#039;acqua calda. Ma \u00e8 una doccia fredda.<br \/>\nSe davvero fossimo sempre uniti, e l&#039;interesse fosse sempre diretto verso il gruppo in s\u00e8 e mai verso i nostri soli desideri individuali, questo discorso non starebbe in piedi.<br \/>\nEppure in piedi ci sta&#8230; \u00e8 questo che mi demoralizza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi domando se il <strong>conflitto<\/strong> sia evitabile. O se lo cerchiamo e basta.<br \/>\nMi chiedo come si ponga questo in relazione alla <strong>coesione<\/strong> tra le persone e al loro essere come individui singoli.<br \/>\nCi rifletto da quasi un mese ormai, e sto giungendo alla conclusione che siamo allo stesso tempo sia gli artefici della guerra quanto della pace, dell&#039;essere gruppo quanto dell&#039;essere individualmente disgiunti.<\/p>\n<p>Lo vedo nel macroversante della <strong>politica<\/strong> e della vita collettiva. Ognuno pensa al suo orticello, finch\u00e8 siamo in pace. Poi uno inizia a pensare troppo al proprio tornaconto, e finisce per coinvolgere nei suoi interessi anche un altro, poi un altro ancora, e cos\u00ec via. Si viene a creare una fazione interna alla collettivit\u00e0, che tende a definire e distinguere il noi dal loro, escludendoli e tacciandoli di eresia e di malignit\u00e0. Facendo i propri comodi a discapito degli altri, e non pi\u00f9 semplicemente ignorandone la presenza.<br \/>\nA quel punto gli altri non riescono pi\u00f9 stare a guardare. E intervengono nella vita della nazione, sentendosi di nuovo tutti uniti per un obiettivo, dichiarandosi &quot;altro&quot; da tale fazione ma reificandone di fatto un&#039;altra.<br \/>\nE la guerra ha inizio, per abbattere la tirannia e la dittatura, per far trionfare la democrazia. E la storia, ovviamente, la far\u00e0 chi vince, delineando gli estremi di un nuovo periodo di pace.<br \/>\nPace che sar\u00e0 per\u00f2 temporanea. Non appena qualcuno inizier\u00e0 a pensare al proprio tornaconto, e a coinvolgervi qualche altro, a discapito del resto del mondo, il ciclo ricomincier\u00e0 dall&#039;inizio.<\/p>\n<p>Lo vedo nel versante, gi\u00e0 meno esteso, della <strong>vita associativa<\/strong>.<br \/>\nOgnuno pensa ai suoi affari, ritiene che la vita associativa in s\u00e8 non lo riguardi. Poi salta fuori il ducetto di turno, che per i propri interessi pretende di piegare l&#039;intero gruppo al suo volere e alle proprie necessit\u00e0. A questo si unisce un altro, e poi un altro ancora, e il risultato \u00e8 che si va, come sopra, verso una guerra, che crea paradossalmente coesione tra tutti gli altri soci, tutti uniti nell&#039;obiettivo comune di abbattere il duce.<br \/>\nE ci riescono, fortunatamente, nella maggioranza dei casi. Ma poi, di nuovo, tutti per i cavoli loro, senza pensare pi\u00f9 al bene della collettivit\u00e0, dimenticandosi di quel periodo che li ha visti tutti uniti a combattere per un ideale.<br \/>\nIn attesa che tra questi spunti un nuovo capetto, a scatenare un nuovo conflitto, una coesione, una vittoria, fino a un nuovo ritorno alla condizione singolare.<br \/>\n<img src=images\/conflitto_coesione.jpg popup=false\/><\/p>\n<p>L&#039;ho visto, l&#039;ho vissuto e lo vivo nel ramo delle <strong>amicizie<\/strong>.<br \/>\nOgnuno guarda al proprio tornaconto, si fa gli affari propri e considera lo stare insieme solo collaterale e funzionale al proprio bisogno di staccare la spina della routine settimanale per un paio di giorni di totale relax. Coesione zero, voglia pura di stare insieme zero. Lo si fa solamente per non stare soli.<br \/>\nMa ecco! Il tornaconto di uno diventa cos\u00ec importante da rischiare di fagocitare l&#039;interesse dei molti. E tra questi molti alcuni non ci stanno, si creano sottogruppi e via di battaglie.<br \/>\nNon importa chi vince, non importa chi perde. Ognuno \u00e8 convinto di quel che fa, i morti nelle guerre sono inevitabili e per certi versi addirittura funzionali.<br \/>\nMa poi, cosa rimane? Il risultato certo, prevedibilissimo, \u00e8 che terminato il conflitto ognuno se ne andr\u00e0 per la propria strada, e di quell&#039;essere gruppo, che tanto aveva fatto sentire uniti gli uni e gli altri nel perseguimento di un&#039;obiettivo comune, cio\u00e8 l&#039;abbattimento della tirannia, non rimane che il ricordo.<br \/>\nPer alcuni un ricordo come un&#039;altro, per altri nostalgia.<\/p>\n<p>Nostalgia, per me.<br \/>\nNostalgia di quel sentirsi uniti, di quell&#039;essere insieme che completa il proprio essere singolari. Di quel cercarsi anche senza un motivo logico, solo per il semplice fatto di desiderare di stare insieme. Del desiderio di sentirsi gruppo.<\/p>\n<p>Possibile che ci debba per forza essere sempre un &quot;qualcosa&quot; di esterno che obblighi le persone a riunirsi? Possibile che debba essere smentito l&#039;assioma che l&#039;esistenza umana \u00e8 principalmente <strong>plurale<\/strong>, e solo secondariamente <strong>individuale<\/strong>?<br \/>\nPossibile che dobbiamo ricorrere a conflitti e guerre cicliche solo per recuperare quel senso di unit\u00e0 che dovremmo invece desiderare quotidianamente? Ma a questo punto sono solo i fini belli e buoni che muovono il nostro riunirci?<\/p>\n<p>Forse ho solo scoperto l&#039;acqua calda. 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