{"id":239,"date":"2010-03-10T15:46:30","date_gmt":"2010-03-10T15:46:30","guid":{"rendered":"http:\/\/iowtest.sytes.net\/?p=239"},"modified":"2010-03-10T15:46:30","modified_gmt":"2010-03-10T15:46:30","slug":"la-fiducia-degli-sconosciuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/?p=239","title":{"rendered":"La fiducia degli sconosciuti"},"content":{"rendered":"<p>Il tempo \u00e8 tiranno. Quando ne hai a iosa non c&#039;\u00e8 l&#039;ispirazione, quando hai l&#039;ispirazione non hai tempo. Cos\u00ec ti ritrovi a cercare di riordinare le idee mentre fuori soffia una delle bufere di neve pi\u00f9 forti degli ultimi dieci anni e mentre due amici sono appena diventati genitori. Corre, sto tempo.<\/p>\n<p>Il sogno \u00e8 diventato assillante. Si ripete. Cambiano posti, persone, situazioni, ma il tema \u00e8 sempre quello. La ragazzina che cammina sul costone della montagna, che mette male un piede e scivola gi\u00f9 per il dirupo, io che mi precipito a valle per chiamare i soccorsi e prestare per quel poco che posso le prime cure.<br \/>\nGi\u00e0 successo, sia realmente che metaforicamente, e pi\u00f9 volte. La variante: stavolta i soccorsi tardavano ad arrivare, e io non sapevo pi\u00f9 che fare&#8230; Terrore, sgomento, dolore mentre vedevo quelle gambe spezzate, il cuore mi batteva a mille e quella mano implorava <em>aiutami<\/em>. Impotenza&#8230; Di fronte a te. Per cui ho una paura folle, perch\u00e8 ti voglio bene e farei qualsiasi cosa per non farti cadere nuovamente in un baratro che hai gi\u00e0 esplorato fin troppo a lungo e del quale anche io ho tastato il fondo. Forse sono troppo protettivo, forse sar\u00f2 un genitore iperprotettivo un domani, forse \u00e8 solamente perch\u00e8 ti conosco o forse mi sono solamente messo troppo nei tuoi panni. L&#039;empatia \u00e8 un&#039;arma a doppio taglio&#8230; se entri troppo in risonanza con qualcuno finisce che percepisci quel che prova lui come fosse tuo.<br \/>\n<img src=images\/dirupo.jpg popup=false\/><br \/>\nCi sono persone con cui la risonanza \u00e8 automatica, ti conosci e a pelle vibri sulla stessa nota. Ce ne sono altre con le quali ti accordi solamente dopo un p\u00f2 di tempo, dopo che a lungo producevate insieme un suono decisamente sgradevole. E ce ne sono altre ancora con cui nonostante tutti gli sforzi non riesci a essere in armonia&#8230; come sali di tonalit\u00e0, queste scendono, come scendi per raggiungerle, esse risalgono di tono. Praticamente irraggiungibili.<br \/>\nFa male, specie se ci tieni. Fa male quando ci stai assieme e ti rendi conto che mancano i presupposti per un&#039;amicizia&#8230; manca la fiducia, manca il fidarsi. Il non detto supera il conosciuto di misura, la volont\u00e0 di colmare quel baratro manca perch\u00e8 manca la fiducia per aprirsi, per scoprirsi&#8230; per levarsi la corazza che serve per sopravvivere a questa giungla. Eppure poi ci fai notti in bianco per capire, per scervellarti a comprendere piccoli gesti che gettano timori potentissimi e creano batticuori devastanti.<br \/>\nE mi rendo conto che io non sono di meno&#8230; tu hai pensato male. Io anche. E nonostante le tue parole, non mi viene automatico crederti. Potevamo superare questi timori una volta per tutte&#8230; Niente. E cos\u00ec anche questa sera mi scoler\u00f2 due birre, brindando da solo al futuro di entrambi.<\/p>\n<p>Ascoltavo <em>Aria<\/em> di Allevi qualche sera fa. Ricordo la sensazione che provavo in quel momento. Dolcezza, serenit\u00e0, tenerezza, cose che stridevano con come mi sentivo. Ma era bello ascoltare quelle note e finire con la testa da un&#039;altra parte, nell&#039;immaginato e nei ricordi, che quando il risveglio \u00e8 duro sono spesso le uniche amiche che ti rimangono. Pensavo che l&#039;irrazionalit\u00e0, i pensieri ossessivi, le paranoie, i sentimenti ambivalenti sono quelle cose che pur nella loro durezza ci rendono umani. Eliminarli creerebbe degli automi, dei computer perfetti e prevedibili, che non soffrirebbero mai ma nemmeno riuscirebbero a essere felici per degli istanti.<br \/>\nForse tutto questo \u00e8 solo essere delle persone. Provo pena per chi cerca disperatamente di classificare e standardizzare tutto il comportamento umano, e non riuscir\u00e0 mai. Provo pena per chi si arrocca in costrutti che cercano di rinchiudere, di normalizzare la pazzia.<\/p>\n<p>La pazzia \u00e8 dolore, la pazzia \u00e8 anche genialit\u00e0. Ogni matto ha un suo peculiare modo di esprimersi&#8230; bisogna saper risuonare con lui. Non puoi cambiare la frequenza di una emittente radio&#8230; se vuoi ascoltarla, devi sintonizzarti tu per primo su di essa, tanto per usare una metafora di Ferlini.<br \/>\nCreare quella fiducia alla base di un reciproco avvicinamento \u00e8 il punto di partenza. Sia con chi chiede il tuo aiuto, sia con chi vorresti vicino. Se lo vuoi, si pu\u00f2&#8230;<br \/>\nMa come fai a dare fiducia, se tu stesso non ne hai per primo? <\/p>\n<p>E&#039; un paradosso&#8230; se vuoi dare fiducia, devi fidarti.<br \/>\nO Ci si sbilancia per primi, si fa il primo passo verso l&#039;altro, per capirlo&#8230; o si rimane a compartimenti stagni. Ognuno nella sua reggia dorata, senza mai varcarne la soglia.<br \/>\nRimanendo, seppur vicini di casa, dei perfetti sconosciuti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tempo \u00e8 tiranno. Quando ne hai a iosa non c&#039;\u00e8 l&#039;ispirazione, quando hai l&#039;ispirazione non hai tempo. Cos\u00ec ti ritrovi a cercare di riordinare le idee mentre fuori soffia una delle bufere di neve pi\u00f9 forti degli ultimi dieci anni e mentre due amici sono appena diventati genitori. Corre, sto tempo.<\/p>\n<p>Il sogno \u00e8 diventato assillante. Si ripete. Cambiano posti, persone, situazioni, ma il tema \u00e8 sempre quello. La ragazzina che cammina sul costone della montagna, che mette male un piede e scivola gi\u00f9 per il dirupo, io che mi precipito a valle per chiamare i soccorsi e prestare per quel poco che posso le prime cure.<br \/>\nGi\u00e0 successo, sia realmente che metaforicamente, e pi\u00f9 volte. La variante: stavolta i soccorsi tardavano ad arrivare, e io non sapevo pi\u00f9 che fare&#8230; Terrore, sgomento, dolore mentre vedevo quelle gambe spezzate, il cuore mi batteva a mille e quella mano implorava <em>aiutami<\/em>. Impotenza&#8230; Di fronte a te. Per cui ho una paura folle, perch\u00e8 ti voglio bene e farei qualsiasi cosa per non farti cadere nuovamente in un baratro che hai gi\u00e0 esplorato fin troppo a lungo e del quale anche io ho tastato il fondo. Forse sono troppo protettivo, forse sar\u00f2 un genitore iperprotettivo un domani, forse \u00e8 solamente perch\u00e8 ti conosco o forse mi sono solamente messo troppo nei tuoi panni. L&#039;empatia \u00e8 un&#039;arma a doppio taglio&#8230; se entri troppo in risonanza con qualcuno finisce che percepisci quel che prova lui come fosse tuo.<br \/>\n<img src=images\/dirupo.jpg popup=false\/><br \/>\nCi sono persone con cui la risonanza \u00e8 automatica, ti conosci e a pelle vibri sulla stessa nota. Ce ne sono altre con le quali ti accordi solamente dopo un p\u00f2 di tempo, dopo che a lungo producevate insieme un suono decisamente sgradevole. E ce ne sono altre ancora con cui nonostante tutti gli sforzi non riesci a essere in armonia&#8230; come sali di tonalit\u00e0, queste scendono, come scendi per raggiungerle, esse risalgono di tono. Praticamente irraggiungibili.<br \/>\nFa male, specie se ci tieni. Fa male quando ci stai assieme e ti rendi conto che mancano i presupposti per un&#039;amicizia&#8230; manca la fiducia, manca il fidarsi. Il non detto supera il conosciuto di misura, la volont\u00e0 di colmare quel baratro manca perch\u00e8 manca la fiducia per aprirsi, per scoprirsi&#8230; per levarsi la corazza che serve per sopravvivere a questa giungla. Eppure poi ci fai notti in bianco per capire, per scervellarti a comprendere piccoli gesti che gettano timori potentissimi e creano batticuori devastanti.<br \/>\nE mi rendo conto che io non sono di meno&#8230; tu hai pensato male. Io anche. E nonostante le tue parole, non mi viene automatico crederti. Potevamo superare questi timori una volta per tutte&#8230; Niente. E cos\u00ec anche questa sera mi scoler\u00f2 due birre, brindando da solo al futuro di entrambi.<\/p>\n<p>Ascoltavo <em>Aria<\/em> di Allevi qualche sera fa. Ricordo la sensazione che provavo in quel momento. Dolcezza, serenit\u00e0, tenerezza, cose che stridevano con come mi sentivo. Ma era bello ascoltare quelle note e finire con la testa da un&#039;altra parte, nell&#039;immaginato e nei ricordi, che quando il risveglio \u00e8 duro sono spesso le uniche amiche che ti rimangono. Pensavo che l&#039;irrazionalit\u00e0, i pensieri ossessivi, le paranoie, i sentimenti ambivalenti sono quelle cose che pur nella loro durezza ci rendono umani. Eliminarli creerebbe degli automi, dei computer perfetti e prevedibili, che non soffrirebbero mai ma nemmeno riuscirebbero a essere felici per degli istanti.<br \/>\nForse tutto questo \u00e8 solo essere delle persone. Provo pena per chi cerca disperatamente di classificare e standardizzare tutto il comportamento umano, e non riuscir\u00e0 mai. Provo pena per chi si arrocca in costrutti che cercano di rinchiudere, di normalizzare la pazzia.<\/p>\n<p>La pazzia \u00e8 dolore, la pazzia \u00e8 anche genialit\u00e0. Ogni matto ha un suo peculiare modo di esprimersi&#8230; bisogna saper risuonare con lui. Non puoi cambiare la frequenza di una emittente radio&#8230; se vuoi ascoltarla, devi sintonizzarti tu per primo su di essa, tanto per usare una metafora di Ferlini.<br \/>\nCreare quella fiducia alla base di un reciproco avvicinamento \u00e8 il punto di partenza. Sia con chi chiede il tuo aiuto, sia con chi vorresti vicino. Se lo vuoi, si pu\u00f2&#8230;<br \/>\nMa come fai a dare fiducia, se tu stesso non ne hai per primo? <\/p>\n<p>E&#039; un paradosso&#8230; se vuoi dare fiducia, devi fidarti.<br \/>\nO Ci si sbilancia per primi, si fa il primo passo verso l&#039;altro, per capirlo&#8230; o si rimane a compartimenti stagni. 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