{"id":235,"date":"2010-01-15T11:35:47","date_gmt":"2010-01-15T11:35:47","guid":{"rendered":"http:\/\/iowtest.sytes.net\/?p=235"},"modified":"2010-01-15T11:35:47","modified_gmt":"2010-01-15T11:35:47","slug":"il-mondo-&quot;duro&quot;","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaonwine.net\/?p=235","title":{"rendered":"Il mondo &quot;duro&quot;"},"content":{"rendered":"<p>Il bello di parlare per concetti, di astrarre, \u00e8 che quel che dici pu\u00f2 non essere legato a una particolare situazione, a una particolare persona, a un determinato pensiero. Non serve sapere cosa mi ha portato a fare determinate riflessioni, quanto dove sono arrivato, condivisibili o meno che siano.<br \/>\nLa cosa pi\u00f9 divertente \u00e8 starsene a osservare le reazioni di chi si sente di essere l&#039;ispiratore di un determinato argomento. Spesso ho una reazione istintiva, del tipo &quot;ma ti te si fora de meona&#8230;&quot;, ma subito dopo penso: &quot;eora?&quot;<br \/>\nCredo che ogni nostra idea parta dalle nostre esperienze, dalle nostre osservazioni, e dalle conclusioni che liberamente riusciamo a trarne. Si parte dalla realt\u00e0 &quot;dura&quot;, e poi si astrae.<br \/>\nA cosa penso quando scrivo le mie riflessioni?<br \/>\nMa siete sicuri di volerlo sapere? E soprattutto&#8230; &quot;eora?&quot;<br \/>\n&quot;Si si, o vuio!!&quot; &quot;Bon, eora va vanti l\u00e8sare, te te a si serc\u00e0! Dopo no sta lagnarte!&quot;<\/p>\n<p>Prima di tutto: se parli spesso di una cosa, se rivanghi spesso il passato, finch\u00e8 ami e finch\u00e8 odi, vuol dire che l&#039;oggetto della tua attenzione \u00e8 per te centrale. Talmente centrale che continui a pensarci, che non riesci a distaccartene emotivamente. Una specie di &quot;disturbo post-traumatico da stress&quot;, con continui flashback in cui tenti, senza poterci riuscire, di cambiare il passato per farlo diventare come avresti voluto fosse stato. E&#039; irrazionale, ma in quanto &quot;scimmie senzienti&quot;, e per quel che mi riguarda aggiungo &quot;imbecilli&quot;, lo facciamo tutti.<\/p>\n<p><strong><em>Il ruolo.<\/em><\/strong> Se fai parte di un gruppo, all&#039;interno di esso devi avere un ruolo. Come all&#039;interno di una azienda, c&#039;\u00e8 bisogno di un direttore, di un operaio, di una segretaria, dell&#039;addetto alla pulizia dei cessi, ecc. Se non hai un ruolo&#8230; chi sei?<br \/>\nMi viene in mente come sono nati i nostri, di ruoli, come sono nate le nostre identit\u00e0. Quand&#039;\u00e8 che ti rivolgi all&#039;uno? E quando all&#039;altro? Che ruolo ha all&#039;interno della compagnia xxxx? Non contate le x, non mi voglio riferire a nessuno in particolare!<br \/>\nSenza considerare che molti ruoli sono attribuiti soggettivamente, e che quindi anche questa riflessione \u00e8 riduttiva!<br \/>\nQuel che conta \u00e8 che comunque il ruolo \u00e8 fondamentale per la nostra identit\u00e0. Basti pensare: se uno non ha un ruolo, \u00e8 come se non esistesse. Non viene preso in considerazione, non c&#039;\u00e8 e quindi non esiste. Brutto a dirsi, ma non \u00e8 difficile accorgersi che in molte realt\u00e0 le cose vanno cos\u00ec.<br \/>\nE&#039; il gruppo stesso che legittimizza il tuo ruolo. Se tu non ne hai uno, te lo cucisce addosso. Qui si pu\u00f2 decidere: adeguarsi ed essere accondiscendenti, o se non ti piace, ribellarsi e urlare. Queste ultime due sono strategie fallimentari. Bisogna comunque essere legittimati, e vieni legittimato nel tuo ruolo precedente appunto perch\u00e8 ti ci ribelli, e in pi\u00f9 diventi un rompiballe, un mona, un matto.<br \/>\nForse cambiare il proprio ruolo non \u00e8 questione di un attimo. Ma di anni, e di lavoro continuo. Nonostante non mi ci veda pi\u00f9 da molto, io sono ancora visto come il tecnico del computer. Anche se un p\u00f2 alla volta a questo ruolo se ne sta affiancando, pian piano, un altro.<br \/>\nRiguarda tutti. Basta chiedersi: quale \u00e8 la prima cosa che ti viene in mente quando pensi a xxxx?<\/p>\n<p><strong><em>Attori e spettatori. <\/strong><\/em>Pi\u00f9 di una volta ho avuto la sensazione di vivere in una commedia noir in cui il regista \u00e8 sadico, e l&#039;ultima cosa che ha a cuore \u00e8 la sorte del protagonista. Lo chiamavo Dio questo regista, e allora gi\u00f9 di bestemmie, lo chiamavo destino, o fato.<br \/>\nDi questa storia gi\u00e0 scritta sono stato vittima a lungo. Provando la sensazione di vivere una vita sulla quale non avevo alcun potere, succube di un destino gi\u00e0 scritto, e che una mia ribellione sarebbe stata comunque vinta dal sistema.<br \/>\nFin tanto che non mi sono reso conto che il regista, che tanto ho odiato, non era Dio o il destino. Ma ero io stesso. Il concetto di &quot;profezia che si autoavvera&quot; non \u00e8 mai stato tanto appropriato.<br \/>\nCerto, l\u00e0 fuori c&#039;\u00e8 un mondo su cui io non ho che una influenza minima, e con lui ci devo venire a patti. Ma decido io come. Posso decidere io come interpretare questo film. Non sono una comparsa, sono un attore vivo.<br \/>\nQuanto conta, a teatro, l&#039;attore stesso? Immaginatevi un&#039;opera interpretata da due attori: sar\u00e0 diversissima, a seconda di chi ci recita. Ad alcuni piacer\u00e0 l&#039;una, ad altri, l&#039;altra. Idem per l&#039;attore.<br \/>\nQuesta questione la rivedo continuamente. Il destino, i rituali, il ruolo di un Dio che da lass\u00f9 muove i fili delle marionette, sono temi comuni da&#8230; forse da sempre.<br \/>\nHo presente ora una ragazza che qualche tempo fa mi chiedeva: ma secondo te una ragazza pu\u00f2 provarci con un ragazzo? Invertire i ruoli &quot;classici&quot; del corteggiamento? E io: perch\u00e8 no? Dove sta scritto che deve andare sempre cosi? O siamo noi che ci sentiamo pi\u00f9 sicuri in ruoli predeterminati?<br \/>\nTanto per dirla: passare da spettatore passivo deresponsabilizzato, ad attore responsabilizzato e protagonista, ha avuto i suoi risvolti.<br \/>\n<img src=images\/teatro_attori.jpg popup=false\/><br \/>\n<em><strong>Matrix.<\/em><\/strong> Per me rappresenta l&#039;istituzione totale. Come per Goffman il manicomio. Un sistema di controllo, per regolare finemente ogni pi\u00f9 piccolo comportamento e situazione, che imprigiona ma offre in cambio la sicurezza di cui sentiamo il bisogno, una identit\u00e0, vitto e alloggio nel mondo.<br \/>\nUna realt\u00e0 in cui non ti ci vedi, e che hai riconosciuto come un &quot;sistema&quot;, da cui vuoi evadere, \u00e8 Matrix.<br \/>\nNon bisogna mirare a distruggere Matrix. Ha diritto quanto Zion ad esistere. Ma si lotta per conquistarsi questo diritto, che Matrix stessa ancora non riesce ad accettare. Mi riecheggia la conclusione della saga dei fratelli Wachowski. <em>&quot;Cosa sar\u00e0 di chi vuole uscire?&quot; &quot;Ovviamente saranno liberati&quot;.<\/em> E poi:<em> &quot;Quanto credi possa durare questa pace?&quot; &quot;Durer\u00e0 finch\u00e8 durer\u00e0&quot;.<\/em> Probabilmente non si smetter\u00e0 mai di presidiare la propria libert\u00e0. Mi domando se la guerra fredda tra America e Russia sia mai davvero finita. <\/p>\n<p><em><strong>Sphirinx.<\/em><\/strong> E&#039; l&#039;apoteosi del genio malefico inconcludente. E&#039; descritto come &quot;proveniente dall&#039;affollatissimo girone dei megalomani dislessici. Possiede un intelletto superiore, anche se non \u00e8 mai stato chiarito superiore a cosa. Conosciuto come colui che perde il controllo e parla con voce stridula, sta cercando ormai da millenni di conquistare l&#039;universo.&quot; Aggiungerei: inutile, e praticamente innocuo.<br \/>\nQuanta differenza vi \u00e8 tra questo personaggio dei fumetti, e il classico barboncino che sta al di l\u00e0 del cancello, e che per paura e invidia abbaia come un forsennato, cercando di spaventare a sua volta chi se ne sta fuori, di attirare la sua attenzione, mentre con totale indifferenza questo passeggia al di l\u00e0 del confine?<br \/>\nUn tentativo inconcludente di impedirgli di vivere fuori dal suo territorio. Che suscita tenerezza, compassione, al massimo un p\u00f2 di fastidio, ma di sicuro non spaventa.<br \/>\nAbbaia, caro barboncino. Solo quello puoi fare. Sputa sentenze, insulta, avvertici pure che il gioco \u00e8 finito, vomita la tua cattiveria, la tua invidia e la tua rabbia verso di noi, solo perch\u00e8 le cose non vanno come tu avresti voluto, e attribuscici anche questi tuoi sentimenti. Se non vi fosse il cancello che ti protegge, forse non avresti nemmeno il coraggio di avvicinarti&#8230; Continua pure. Non impedirai per\u00f2 a nessuno di passeggiare mano nella mano oltre la tua prigione, otterrai al massimo solo un p\u00f2 di disprezzo. Ma principalmente, compassione. Sei inutile, oltre che assolutamente innocuo.<\/p>\n<p><em><strong>Vittime e carnefici.<\/em><\/strong> Ne ho viste tante di vittime negli ultimi anni, e qui si tratta semplicemente di schierarsi con o contro di esse. L&#039;ambivalenza qui non \u00e8 possibile, devi prendere una posizione. Non puoi giocare col Milan e anche con l&#039;Inter.  Altrimenti, nel derby come ti comporteresti?<br \/>\nCerto \u00e8 vero che una vittima pu\u00f2 comunque scegliere di reagire o subire il destino. Pu\u00f2 essere predisposta all&#039;una o all&#039;altra faccenda, ma pu\u00f2 comunque scegliere di essere attore. Hai conosciuto la persona sbagliata? C\u00e0pita! Ora decidi: ti ci fai annientare, o lotti per la tua sopravvivenza?<br \/>\nE soprattutto: riesci a trarre da questa brutta avventura qualche insegnamento? E tu, spettatore che guardi questa commedia noir dal finale scontato, riesci a prevedere le mosse dei vari protagonisti? Hai osservato con attenzione tutto l&#039;ambaradan delle scene?<br \/>\nRicordo le prime quattro-cinque stagioni di Smallville. Lex Luthor era il miglior amico di Clark&#8230;<br \/>\nQuello che sar\u00e0 il finale di tutta la serie tv non lo sappiamo ancora, ma possiamo anche ipotizzarlo.<\/p>\n<p><em><strong>Ancora sul ruolo. <\/em><\/strong>E tu quale vuoi? Quello che ricopri, chi l&#039;ha creato? Chi lo sostiene? Chi te ne ha cucito addosso un altro?<br \/>\nIl ruolo, come l&#039;identit\u00e0, nasce dall&#039;interazione tra due persone almeno. Viene legittimato quando a queste se ne aggiunge una terza, una quarta, e cos\u00ec via, creando una piccola societ\u00e0.<br \/>\nNon ti piace il tuo? Ristrutturalo. Distruggerlo unilateralmente non far\u00e0 che rafforzarlo. Devi ristrutturarlo assieme alle persone che vuoi lo riconoscano.<br \/>\nNon reputi adatto quello che ha una persona? Non puoi distruggerlo. Oltre al fatto che non ne avresti alcun diritto, non riusciresti comunque nella tua impresa. Ma puoi per\u00f2 ristrutturarlo, di concerto con essa.<br \/>\nQuindi&#8230; nel mio piccolo credo che non possiamo crearci alcun ruolo senza che altri non lo riconoscano. Si pu\u00f2 cercare di farselo riconoscere. Possono attribuirtelo, ma puoi cambiarlo.<br \/>\nCerti ruoli, certi attributi, se non li combatto&#8230; forse non \u00e8 perch\u00e8 cos\u00ec mi fanno comodo? Parlo in prima persona, ma credo riguardi ogni individuo.<br \/>\nVieni disegnato come un carnefice&#8230; sicuro che tale ruolo di &quot;antagonista&quot; non ti dia un&#039;identit\u00e0 di qualche tipo? Vieni disegnata come una vittima&#8230; non \u00e8 forse un modo di attirare l&#039;attenzione? Ti piace farti cullare dalle onde e non prendere decisioni&#8230; non \u00e8 un modo per non affrontarne le responsabilit\u00e0?<\/p>\n<p>Adesso son sicuro, tanti si saranno sentiti chiamati in causa. Decidetelo voi, se volete esserlo. Il bello dell&#039;astrazione \u00e8 questo: si legge un libro, se ci si rivede in quello che \u00e8 scritto di tanto in tanto si pensa che l&#039;autore si sia ispirato a noi. Quando forse invece nemmeno ci conosce&#8230; e forse \u00e8 solo il nostro bisogno di essere qualcuno. Qualunque qualcuno.<br \/>\nDi episodi da citare ne avrei tanti, e ancora di pi\u00f9 sicuramente non li ricordo. Appunto perch\u00e8 &quot;eora?&quot;, &quot;e allora?&quot;, personalmente non mi interessa chi e cosa mi ha portato a queste riflessioni, mi basta esserci arrivato.<br \/>\nSe puoi qualcuno questi ruoli li vuole sul serio, che si accomodi pure.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bello di parlare per concetti, di astrarre, \u00e8 che quel che dici pu\u00f2 non essere legato a una particolare situazione, a una particolare persona, a un determinato pensiero. 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Se non hai un ruolo&#8230; chi sei?<br \/>\nMi viene in mente come sono nati i nostri, di ruoli, come sono nate le nostre identit\u00e0. Quand&#039;\u00e8 che ti rivolgi all&#039;uno? E quando all&#039;altro? Che ruolo ha all&#039;interno della compagnia xxxx? Non contate le x, non mi voglio riferire a nessuno in particolare!<br \/>\nSenza considerare che molti ruoli sono attribuiti soggettivamente, e che quindi anche questa riflessione \u00e8 riduttiva!<br \/>\nQuel che conta \u00e8 che comunque il ruolo \u00e8 fondamentale per la nostra identit\u00e0. Basti pensare: se uno non ha un ruolo, \u00e8 come se non esistesse. Non viene preso in considerazione, non c&#039;\u00e8 e quindi non esiste. Brutto a dirsi, ma non \u00e8 difficile accorgersi che in molte realt\u00e0 le cose vanno cos\u00ec.<br \/>\nE&#039; il gruppo stesso che legittimizza il tuo ruolo. Se tu non ne hai uno, te lo cucisce addosso. Qui si pu\u00f2 decidere: adeguarsi ed essere accondiscendenti, o se non ti piace, ribellarsi e urlare. Queste ultime due sono strategie fallimentari. Bisogna comunque essere legittimati, e vieni legittimato nel tuo ruolo precedente appunto perch\u00e8 ti ci ribelli, e in pi\u00f9 diventi un rompiballe, un mona, un matto.<br \/>\nForse cambiare il proprio ruolo non \u00e8 questione di un attimo. Ma di anni, e di lavoro continuo. Nonostante non mi ci veda pi\u00f9 da molto, io sono ancora visto come il tecnico del computer. Anche se un p\u00f2 alla volta a questo ruolo se ne sta affiancando, pian piano, un altro.<br \/>\nRiguarda tutti. Basta chiedersi: quale \u00e8 la prima cosa che ti viene in mente quando pensi a xxxx?<\/p>\n<p><strong><em>Attori e spettatori. <\/strong><\/em>Pi\u00f9 di una volta ho avuto la sensazione di vivere in una commedia noir in cui il regista \u00e8 sadico, e l&#039;ultima cosa che ha a cuore \u00e8 la sorte del protagonista. 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Ad alcuni piacer\u00e0 l&#039;una, ad altri, l&#039;altra. Idem per l&#039;attore.<br \/>\nQuesta questione la rivedo continuamente. Il destino, i rituali, il ruolo di un Dio che da lass\u00f9 muove i fili delle marionette, sono temi comuni da&#8230; forse da sempre.<br \/>\nHo presente ora una ragazza che qualche tempo fa mi chiedeva: ma secondo te una ragazza pu\u00f2 provarci con un ragazzo? Invertire i ruoli &quot;classici&quot; del corteggiamento? E io: perch\u00e8 no? Dove sta scritto che deve andare sempre cosi? O siamo noi che ci sentiamo pi\u00f9 sicuri in ruoli predeterminati?<br \/>\nTanto per dirla: passare da spettatore passivo deresponsabilizzato, ad attore responsabilizzato e protagonista, ha avuto i suoi risvolti.<br \/>\n<img src=images\/teatro_attori.jpg popup=false\/><br \/>\n<em><strong>Matrix.<\/em><\/strong> Per me rappresenta l&#039;istituzione totale. Come per Goffman il manicomio. Un sistema di controllo, per regolare finemente ogni pi\u00f9 piccolo comportamento e situazione, che imprigiona ma offre in cambio la sicurezza di cui sentiamo il bisogno, una identit\u00e0, vitto e alloggio nel mondo.<br \/>\nUna realt\u00e0 in cui non ti ci vedi, e che hai riconosciuto come un &quot;sistema&quot;, da cui vuoi evadere, \u00e8 Matrix.<br \/>\nNon bisogna mirare a distruggere Matrix. Ha diritto quanto Zion ad esistere. Ma si lotta per conquistarsi questo diritto, che Matrix stessa ancora non riesce ad accettare. Mi riecheggia la conclusione della saga dei fratelli Wachowski. <em>&quot;Cosa sar\u00e0 di chi vuole uscire?&quot; &quot;Ovviamente saranno liberati&quot;.<\/em> E poi:<em> &quot;Quanto credi possa durare questa pace?&quot; &quot;Durer\u00e0 finch\u00e8 durer\u00e0&quot;.<\/em> Probabilmente non si smetter\u00e0 mai di presidiare la propria libert\u00e0. 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Che suscita tenerezza, compassione, al massimo un p\u00f2 di fastidio, ma di sicuro non spaventa.<br \/>\nAbbaia, caro barboncino. Solo quello puoi fare. Sputa sentenze, insulta, avvertici pure che il gioco \u00e8 finito, vomita la tua cattiveria, la tua invidia e la tua rabbia verso di noi, solo perch\u00e8 le cose non vanno come tu avresti voluto, e attribuscici anche questi tuoi sentimenti. Se non vi fosse il cancello che ti protegge, forse non avresti nemmeno il coraggio di avvicinarti&#8230; Continua pure. Non impedirai per\u00f2 a nessuno di passeggiare mano nella mano oltre la tua prigione, otterrai al massimo solo un p\u00f2 di disprezzo. Ma principalmente, compassione. Sei inutile, oltre che assolutamente innocuo.<\/p>\n<p><em><strong>Vittime e carnefici.<\/em><\/strong> Ne ho viste tante di vittime negli ultimi anni, e qui si tratta semplicemente di schierarsi con o contro di esse. L&#039;ambivalenza qui non \u00e8 possibile, devi prendere una posizione. 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